Claudio Moretti (a sinistra) e la madre nel 2015
Claudio Moretti (a sinistra) e la madre nel 2015

Rimini, 4 luglio 2020 - Dieci giorni sono bastati. "Con così poche prenotazioni, rischiamo di rimetterci troppi soldi". E così Claudio Moretti e l’anziana madre, Elsa Zamboni, hanno deciso: "Chiudiamo". L’hotel Litz a Viserbella è rimasto aperto appena una decina di giorni, e dal 30 giugno è di nuovo chiuso. I dipendenti si sono messi subito a cercare un lavoro stagionale in altri hotel, mentre Moretti ha aiutato i turisti che avevano prenotato da lui a trovare una sistemazione alternativa negli alberghi vicini.

Voi chiudete mentre parecchi hotel hanno scelto finalmente di aprire in questo weekend. Come si è arrivati a una decisione così drastica?
"Non è stato affatto facile – assicura Moretti – Sono stati i numeri impietosi delle prenotazioni, purtroppo, a spingerci a questa scelta. Sapevamo che questa sarebbe stata una stagione durissima, ma si è rivelata più drammatica di quanto temevamo. Tra il Litz e alcuni appartamenti abbiamo a disposizione camere per 90 persone: come si può lavorare con una media di 20, 30 clienti al giorno, quando va bene?".

Quando avete riaperto l’albergo, a che punto erano le prenotazioni per la stagione?
"Noi siamo ripartiti il 20 giugno con pochissime camere occupate, ma pensavamo che, una volta riaperti, le prenotazioni sarebbero riprese, almeno per i mesi di luglio e agosto. Il 28 giugno io e mia madre abbiamo fatto il punto: sia a luglio che ad agosto, con le richieste fin lì pervenute, non arrivavamo al 50 per cento di camere occupate. Anzi, durante la settimana le prenotazioni erano ancora più scarse, mentre è arrivata qualche richiesta in più per i weekend. Ma lavorare poco e soltanto il fine settimana non ci bastava nemmeno per pagare i dipendenti. Il 30 abbiamo chiuso".

Quanti prestavano servizio al Litz?
"Siamo partiti con 4 dipendenti, per arrivare a 7 a pieno regime. Ci costano 20mila euro al mese. Ne abbiamo parlato anche con i nostri consulenti, che ci avevano consigliato per quest’anno di non aprire nemmeno l’hotel".

Però l’albergo l’avevate aperto comunque il 20 giugno, nonostante le poche prenotazioni arrivate fin lì. Perché chiudere dopo dieci giorni?
"Abbiamo provato, e l’abbiamo fatto proprio per i dipendenti e per i nostri clienti più affezionati. E un po’ anche per mia madre, che non si dava pace: per lei tener chiuso l’hotel per la prima volta dopo 60 anni era un dispiacere talmente grande, che abbiamo tentato di fare comunque la stagione. Ci siamo arresi di fronte ai numeri".

L’albergo è in affitto o in proprietà?
"E’ di nostra proprietà, ma questo non vuol dire che sia facile far tornare i conti. Molti colleghi si sono meravigliati della nostra decisione, lo so. Ma ripeto: conti alla mano, è stato meglio chiudere".

I clienti come l’hanno presa?
"Non bene. Alcuni vengono al Litz da tanti anni. Li abbiamo aiutati trovando alberghi nelle vicinanze. Qualcuno di loro mi ha già chiamato, dicendo che si trova bene ma che preferiva stare con noi, al Litz. Ho spiegato che non potevamo fare altrimenti. Siamo arrivati a un massimo di 30 clienti al giorno, nell’ultimo weekend, e da lunedì tornavano a essere solo 12".

Molti suoi colleghi hanno deciso di rimanere aperti, mettendo già in conto di fare un’estate in perdita...
"Mai pensato quest’anno di guadagnare, ma non vogliamo nemmeno indebitarci. Il fatto è che l’emergenza Covid sta facendo emergere criticità già presenti da anni a Rimini".

Ritiene che il modello turistico della Riviera sia in crisi?
"Ci sono tante piccole strutture ricettive che non riescono più a stare sul mercato. Facevano fatica già prima, e la pandemia rischia di essere il colpo di grazia. Nel nostro caso non è un addio, ma solo un arrivederci. L’albergo riaprirà l’anno prossimo. Abbiamo fatto lavori di riqualificazione anche di recente e vogliamo portare avanti l’attività".