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17 apr 2022

Il controesodo dei rifugiati "Rimini resterà nel cuore"

Oltre trenta famiglie hanno già fatto le valigie e sono tornate in Ucraina. La nostra è la provincia con più profughi: 5mila accolti dall’inizio della guerra

manuel spadazzi
Cronaca
Alcuni dei profughi tornati in Ucraina durante la festa d’addio prima della partenza
Alcuni dei profughi tornati in Ucraina durante la festa d’addio prima della partenza
Alcuni dei profughi tornati in Ucraina durante la festa d’addio prima della partenza

di Manuel Spadazzi

L’onda si è fermata. Nell’ultima settimana sono stati pochissimi i rifugiati ucraini arrivati a Rimini. Che resta, in regione, la provincia che ha accolto fin qui più profughi. Secondo l’ultimo dato dalla Prefettura sono 4.386 gli ucraini giunti finora, e di questi 387 sono ospitati nei vari Cas (i centri d’accoglienza straordinaria per migranti). In realtà ci sono state settimane in cui i profughi accolti a Rimini sono stati anche più di 5mila. Alcuni sono rimasti qui solo pochi giorni, per poi trasferirsi in altre parti d’Italia da amici e parenti. Altri, invece, non si sono mai registrati ’ufficialmente’.

Da giorni gli arrivi sono pochissimi, per alcuni è già scattato il controesodo. "Diverse famiglie hanno deciso di tornare a casa – conferma Marta Gladysheva, tra i volontari ucraini che hanno dato assistenza ai connazionali arrivati qui – Molte di loro l’hanno fatto perché la situazione, nelle città da cui provengono, si è fortunatamente normalizzata". Secondo la Gladysheva "negli ultimi giorni almeno una trentina di di famiglie è ripartita per l’Ucraina". Tra loro ci sono anche diversi profughi che erano ospitati negli hotel, tra cui 25 persone che si trovavano al Margherita a Rivazzurra. Giovedì sera c’è stata una piccola festa per salutarli prima della partenza, avvenuta ieri. "Grazie Rimini, per come ci hai accolto. Ci siamo sentiti come a casa", è stato il saluto dei profughi, prima di fare ritorno a casa. Negli altri hotel che avevano accolto gli ucraini, ne sono rimasti non più di 200. Alcuni sono riusciti a trovare sistemazione da familiari e conoscenti, altri ancora hanno accettato il trasferimento disposto dal Ministero dell’Interno e sono andati in strutture d’accoglienza fuori regione. Al Brenta ora, insieme ai rifugiati, ci sono anche i turisti. "Una bella convivenza – assicura Giosuè Salomone, il presidente di ’Riviera sicura’ – I clienti si fermano a parlare con i profughi, i loro figli giocano con i piccoli ucraini. Il clima è sereno e non ci sono problemi".

Nel frattempo è andato avanti il progetto di ’Riviera sicura’ per dare lavoro alle profughe ucraine. "Hanno cominciato a lavorare da alcuni giorni. Io ne ho assunte quattro all’hotel Suprem, probabilmente altre prenderanno servizio nelle settimane a venire", spiega ancora Salomone. Complessivamente "tra Rimini e Riccione sono già una trentina i rifugiati ucraini assunti negli alberghi. Sono tutte donne, molte di loro lavorano come cameriere ai piani". Alcune aziende, di Rimini e di Ravenna, si erano fatte avanti per offrire loro un posto da operaie. Poche di loro fin qui hanno accettato. "Preferiscono lavorare negli hotel – , dove viene loro garantito anche vitto e alloggio".

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