Boutique in chiusura. Dopo Trussardi e Rebecchi si prepara ad abbassare le saracinesche anche Zara. L’annuncio è di quelli che fanno tremare il ‘salotto’ dove Zara non solo è una presenza importante, ma non è neppure isolata se si pensa che Stradivarius è un marchio legato al gruppo spagnolo. "Non sappiamo se ci saranno ulteriori conseguenze – premette il presidente del Consorzio Maurizio Metto -, speriamo di no. Il momento è molto difficile per il commercio. Oggi purtroppo non si parla più di turn over, ma semplicemente di chiusure". Nel...

Boutique in chiusura. Dopo Trussardi e Rebecchi si prepara ad abbassare le saracinesche anche Zara. L’annuncio è di quelli che fanno tremare il ‘salotto’ dove Zara non solo è una presenza importante, ma non è neppure isolata se si pensa che Stradivarius è un marchio legato al gruppo spagnolo. "Non sappiamo se ci saranno ulteriori conseguenze – premette il presidente del Consorzio Maurizio Metto -, speriamo di no. Il momento è molto difficile per il commercio. Oggi purtroppo non si parla più di turn over, ma semplicemente di chiusure". Nel caso di Zara era stato lo stesso gruppo poche settimane fa ad annunciare sulle testate economiche la futura strategia del marchio che passa per chiusure dei negozi nei viali delle città per puntare su quelli nei centri commerciali e e nelle città più grandi. A Riccione la presenza del marchio è prevista fino a febbraio, spiega Luciano Savioli, della famiglia titolare della struttura in cui insiste il negozio, "poi scadrà il contratto di affitto. Era una decisione presa prima ancora che arrivassero le chiusure imposte come conseguenza al virus. Ci avevano comunicato l’intenzione di rivedere su scala nazionale la presenza dei negozi".

Nei locali di quello che fu un hotel affacciato sul mare si attendono nuovi acquirenti, "è ovviamente quanto ci auguriamo, ma il momento è quello che è. Attendiamo la stagione e siamo ottimisti". Non è solo una questione di affitti. Le richieste dei titolari dei muri cominciano a ridimensionarsi, ma a quanto pare la crisi del settore è strutturale, così finisce per cadere anche l’ultimo fortino, il ‘salotto’ appunto, dove anche se con un ridimensionamento dei marchi che negli anni ha visto allontanarsi le monomarche più blasonate, il turn over aveva comunque sempre consentito di mantenere le vetrine accese. Oggi, come precisa lo stesso Metto, non si parla più di turn over bensì di semplici chiusure, e la scelta di Zara di concentrarsi sui centri commerciali fa riflettere. Per di più le novità attese all’ex hotel Aquila d’oro pare abbiano subito un ulteriore ritardo dovuto ai mesi di blocco dei lavori imposti dal lock-down e alla conseguente difficoltà nel far convivere le regole di un cantiere con le limitazioni poste dai protocolli. "Attendiamo l’apertura della galleria – dice Metto – anche se ci rendiamo conto che viste le difficoltà degli ultimi mesi difficilmente potrà avvenire prima della fine della stagione". Resistere è il termine che più si sente pronunciare quando si parla di commercio, e le monomarche non sono le uniche a chiudere i battenti. Nelle ultime settimane si sono spente altre vetrine sempre nella zona centrale. Tra i pochi ad andare controcorrente è stato Maurizio Pritelli che poche settimane fa ha aperto Acquasalata.

Andrea Oliva