Ingegnere ricattato. L’amante chiedeva soldi per non rivelare la relazione

Per oltre 30 anni l’uomo avrebbe versato denaro alla donna e alla figlia illegittima per mantenere il segreto. Ora le donne sono a giudizio per estorsione

Ingegnere ricattato. L’amante chiedeva soldi per non rivelare la relazione

Ingegnere ricattato. L’amante chiedeva soldi per non rivelare la relazione

Rimini, 24 giugno 2024 – Una storia d’amore clandestina, lunga più di trent’anni. E una figlia, nata da quell’unione extraconiugale tra un oggi 83enne imprenditore del Nord Italia e la sua amante, di vent’anni più giovane. È in questo scosceso terreno di amori rischiosi che sarebbe maturata una lunga estorsione per cui, nel 2020, l’ingegnere presunta vittima del ricatto avrebbe denunciato l’ex amante e la figlia avuta con lei, una 25enne che ora vive in Australia. La donna e la giovane, originarie di Rimini, avrebbero secondo le accuse ricattato il facoltoso ingegnere e imprenditore al fine di spillargli decine di migliaia di euro dal 1988 al 2020, il tutto per non rivelare alla moglie dell’uomo di quel legame clandestino che aveva portato anche ad una figlia.

Ma le presunte e continue richieste di danaro avrebbero infine portato l’ottantenne alla disperazione, decidendo quindi di denunciare le due donne e trascinarle così a processo. Stando alla versione fornita ai giudici dall’ex amante e dalla figlia (difese rispettivamente dagli avvocati Piero Venturi e Miniutti e dagli avvocati Mauro Sandri e Mario Barberini) ascoltate in tribunale a Rimini nel corso del processo cominciato tempo fa, la moglie dell’ingegnere sarebbe stata invece da sempre al corrente delle ’scappatelle’ del marito, nonché della seconda famiglia con la figlia mai riconosciuta come sua. Tant’è che, sempre stando a quanto sostenuto dall’ex amante, il giorno della nascita della bambina lei stessa avrebbe chiamato a casa dell’ingegnere per comunicargli del parto e, rispondendo la moglie, ella avrebbe sminuito dicendo: "Sa in quante chiamano?".

Per questo l’ex amante avrebbe ricondotto le somme di denaro corrisposte con frequenza dall’83enne a lei e la figlia a una sorta di senso di colpa da parte del padre nei suoi confronti, manifestando così la propria volontà di rimediare al non averla riconosciuta garantendole però la migliore istruzione e una vita agiata.

Di diverso avviso l’83enne appunto, che invece sostiene come quei soldi gli siano sempre stati estorti sotto minaccia, quella appunto di rovinargli vita e buon nome spifferando di quella figlia illegittima e della lunga relazione amorosa che l’uomo avrebbe intrattenuto con la donna ora a processo per estorsione in concorso con la figlia 25enne.