MARIO GRADARA
Cronaca

La rivoluzione del Papa. Il vescovo: "È giusto benedire le coppie gay. L’ho già fatto più volte"

Monsignor Anselmi e il nuovo documento del Dicastero della fede "L’obiettivo è andare incontro a chi convive anche se non è sposato. Non ho mai negato la grazia a nessuno, nemmeno alle prostitute".

La rivoluzione del Papa. Il vescovo: "È giusto  benedire le coppie gay. L’ho già fatto più volte"

La rivoluzione del Papa. Il vescovo: "È giusto benedire le coppie gay. L’ho già fatto più volte"

Sta suscitando tantissime e controverse reazioni la recente ‘Fiducia supplicans’ del Dicastero per la dottrina della fede, approvata da Papa Francesco, con cui si stabilisce che è possibile benedire le coppie ’irregolari’ per la Chiesa, comprese quelle formate da persone dello stesso sesso. Benedizione che deve avvenire, rigorosamente al di fuori, di qualsiasi ritualizzazione. Sacerdoti e vescovi possono quindi benedire anche coppie gay, ma solo in contesti ‘non ufficiali’. Sul delicato argomento abbiamo interpellato monsignor Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini, a un mese dal compimento del suo primo anno di guida della Diocesi, celebrato con l’ingresso in Duomo lo scorso 22 gennaio.

Qual è la sua opinione sulle benedizioni per le coppie omosessuali?

"La dichiarazione ‘Fiducia supplicans’ firmata lunedì dal cardinale Fernandez e approvata dal papa tratta il tema delle benedizioni in generale. Si parla di benedizioni alle persone, agli animali, a una palestra, a una moto... La benedizione è lo sguardo benevolente di Dio su quanto c’è di buono e su come sarà utilizzato. Una palestra per crescere, una moto per condurre chi la utilizza in salvo e così via".

A queste caratteristiche generali della ‘Fiducia supplicans’ sono state apposte precisazioni, riguardanti le coppie omosessuali. Lei cosa ne pensa?

"Un parere a riguardo è già stato chiesto da due cardinali. C’è una distinzione precisa. Non stiamo parlando delle benedizione impartita a degli sposi consacrati in matrimonio, ma di altro".

Ovvero?

"Della possibilità di venire incontro a coppie che vivono in situazione di convivenza, tra cui quelle formate da persone con orientamento sessuale diverso. In questo casi con la benedizione si va a toccare quel che c’è di buono, quell’amore, quell’amicizia. A differenza del matrimonio, non avviene con il prete in abito liturgico. Nè il sacerdote non deve utilizzare un formulario liturgico".

Insomma, sono situazioni differenti...

"Va evitato ciò che può creare confusione tra le due cose. Si parte dalla realtà, dal fatto che due ragazzi si vogliono bene. E Dio abita quella realtà".

Ma in questo modo non si tratta di benedizioni di serie A e di serie B?

"Non direi. Si tratta di cose diverse. Una benedizione si basa sul fatto che quella unione passa da un sacramento, il matrimonio. Poi c’è la benedizione che non riguarda il sacramento. E la Chiesa è convinta che vi sia assolutamente del buono in quell’amore tra due persone dello stesso sesso".

Il punto dunque è il sacramento?

"Sì, e la possibilità di procreare, di fare figli, che viene accompagnata da una particolare grazia di Dio".

A lei è già capitato che le chiedessero benedizioni in situazioni non proprio ortodosse, non liturgiche per meglio dire?

"Sì. Mi è anche successo che mi abbiano fermato delle prostitute, dicendomi mi dia una benedizione padre. Io l’ho fatto, ho benedetto quanto di buono c’è nella vita di queste persone. È anche accaduto che qualcuno, per strada, mi abbia chiesto di benedire un crocifisso".

Ha già benedetto anche coppie omosessuali?

"Sì, mi è stato chiesto e l’ho fatto".