"Arrivano da Napoli due mozzarelle buone o qualche mandarino, ce li mangiamo lì da te". Una frase apparentemente banale, quella attribuita dagli inquirenti a Pio Rosario De Sisto, ma dietro la quale – stando alla ricostruzione fatta in aula dai testimoni – si nasconderebbe una vera e propria intimidazione, messa in atto con il preciso scopo di estorcere del denaro. Allo stesso modo, le "zeppole di San Giuseppe", dolce tipico della festa del papà, diventano – nel gergo dell’uomo considerato...

"Arrivano da Napoli due mozzarelle buone o qualche mandarino, ce li mangiamo lì da te". Una frase apparentemente banale, quella attribuita dagli inquirenti a Pio Rosario De Sisto, ma dietro la quale – stando alla ricostruzione fatta in aula dai testimoni – si nasconderebbe una vera e propria intimidazione, messa in atto con il preciso scopo di estorcere del denaro. Allo stesso modo, le "zeppole di San Giuseppe", dolce tipico della festa del papà, diventano – nel gergo dell’uomo considerato dagli investigatori la mente di un gruppo criminale che avrebbe operato in Romagna tra affari sporchi, riciclaggio ed estorsioni – un modo per indicare una somma di denaro appena spillata, in modo più o meno lecito, ad uno sfortunato debitore. Sono alcuni dei particolari emersi durante il processo che vede alla sbarra ‘zio Pio’: questo il soprannome attribuito al 63enne campano ma da tempo trasferito in Riviera, coinvolto, insieme ad altre 28 persone, nella maxi inchiesta seguita all’operazione ‘Idra’, fatta scattare all’alba del 1° marzo del 2016 dai carabinieri del nucleo investigativo di Rimini.

I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere finalizzata all’estorsione e all’esercizio abusivo del credito, alla bancarotta fraudolenta fino alla truffa. In tutto 40 capi di imputazione. Secondo gli investigatori, De Sisto e gli altri componenti del gruppo avrebbero esercitato un’attività di prestito di denaro che in più occasioni sarebbe sfociata in tentativi di estorsione vera e propria. De Sisto, difeso dall’avvocato Piero Venturi, si è sempre e solo definito un truffatore, ammettendo di aver in qualche occasione prestato dei soldi, ma respingendo tutte le accuse legate ad estorsione ed attività di stampo camorristico. Oltre a mozzarelle, mandarini e zeppole, nelle conversazioni tra De Sisto e gli altri imputati compare spesso il termine ‘bruci’, con il quale il gruppo – sempre stando alle ricostruzioni fatte in sede processuale – si sarebbe riferito in più di un’occasione a società nate con il preciso scopo di chiudere in breve tempo, permettendo di rivendere sottocosto la merce ordinata senza però pagare i fornitori. L’operazione ‘Idra’ aveva portato anche al sequestro di un appartamento di proprietà di ’zio Pio’. Il Comune di Santarcangelo nei mesi scorsi aveva presentato una formale richiesta all’Anbsc (l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla mafia) allo scopo di poter utilizzare l’immobile per progetti e finalità di tipo sociale.