I carabinieri del Nas sequestrano indumenti e oggetti personali del turista
I carabinieri del Nas sequestrano indumenti e oggetti personali del turista

Rimini, 12 maggio 2019 - Legionella in hotel. E’ finito indagato per epidemia colposa, un albergatore di Rimini dopo che uno dei suoi clienti ha contratto il pericoloso batterio che provoca una grave infezione polmonare. L’uomo è rimasto ricoverato in ospedale per oltre due settimane in ospedale, ma ora è fuori pericolo.

A contarre il batterio è stato un turista lombardo, ospite di una struttura riminese. L’uomo, 50 anni, è un cliente abituale dell’hotel ed era arrivato per trascorrere qualche giorno di vacanza in riviera. Quando è partito sembrava stare bene, ma appena arrivato a casa sono cominciati i problemi. Seri al punto da essere costretto a correre al pronto soccorso della sua città. Una volta in ospedale è stato sottoposto a una serie di accertamenti, e alla fine il responso ha fatto venire i brividi: legionella. A quel punto è scattato immediatamente il protocollo previsto in questi casi. Se una persona si ammala entro dieci giorni, è altamente probabile che sia stato infettato dal batterio nell’ultimo luogo dove si è fatto una doccia. E l’uomo non aveva dubbi: l’ultimo posto dove l’aveva fatta era appunto l’albergo di Rimini.

A quel punto l’Ausl lombarda ha allertato immediatamente i colleghi riminesi che sono subito entrati in azione, insieme ai carabinieri del Nas di Bologna (Nucleo antisofisticazioni e sanità dell’Arma), coordinati dal sostituto procuratore Paola Bonetti. E naturalmente la prima cosa che hanno fatto è stata quella di andare a bussare all’albergo in questione, un quattro stelle sul lungomare. L’albergatore è caduto dalle nuvole, ma non ha potuto fare altro che consentire il controllo in ogni stanza dell’hotel, dei prelievi dell’acqua e di tutto quello che poteva essere veicolo del batterio.

I risultati delle analisi non hanno dato adito a dubbi: l’unica stanza dell’hotel dove l’acqua risultava infetta era quella dove aveva alloggiato il turista che aveva contratto l’infezione. Un’infezione molto pericolosa che può avere ed ha già avuto esiti mortali. La legionella è un batterio presente nell’acqua e si contrae attraverso l’aerosol, cioè la la nebulizzazione quando si fa la doccia calda, respirandone le particelle. Quando queste entrano in contatto con soggetti a rischio, insorge la pericolsa infezione, una forma di polmonite che in caso di persone immunodepresse può portare appunto alla morte. Nel caso specifico, il turista è stato curato subito ed è completamente guarito. Ma a quel punto il magistrato ha deciso di aprire un fascicolo per epidemia colposa. Sentito, l’albergatore ha spiegato di come all’inizio di ogni stagione faccia effettuare una bonifica dell’acqua, un lavoro di clorificazione che era stato fatto anche questa volta. Evidentemente non è bastato, e nell’hotel sono state montate ora anche delle apparecchiature che pompano cloro periodicamente.

Il difensore dell’albergatore, l’avvocato Maurizio Ghinelli, è pronto però a dare battaglia, e ha già inviato una memoria al pubblico ministero e ai Nas di Bologna. «In questo caso – dice Ghinelli – non si può assolutamente parlare di epidemia colposa. L’epidemia, lo dice la parola stessa, presuppone il contagio della collettività, è un reato contro la salute pubblica, mentre in questo caso si è ammalata una sola persona. Senza contare che il mio cliente aveva messo in atto tutte le procedure necessarie».