Rimini, 7 agosto 2016 - Le più piccole sono anche le più pericolose. Basta sfiorarle, per accusare un forte bruciore sulla pelle. Tutta colpa delle cubomeduse, come vengono appellate per la loro forma (ma il nome scientifico sarebbe Carybdea marsupialis) che da alcune settimane proliferano nel nostro mare, spingendosi spesso fino a pochi metri dalla riva. E non è l’unica specie presente quest’anno in forma massiccia nelle nostre acque. E’ facile incontrare anche banchi di Rhizostoma pulmo e Cotyloriza tubercolata, meduse di dimensioni più grandi rispetto alle cubomeduse, e per fortuna non pericolose. L’invasione delle meduse è stata rilevata anche negli ultimi controlli eseguiti tre giorni fa dal centro Daphne, la struttura oceanografica che da anni tiene monitorato il nostro mare. «Siamo effettivamente in presenza di banchi di meduse in misura maggiore rispetto agli anni scorsi – conferma Carla Rita Ferrari, direttrice della Daphne – Varie sono le cause del fenomeno, ma non c’è comunque un allarme».

Un allarme forse no, ma era da anni che non si assisteva a una simile invasione. Con tutte le conseguenze del caso: ogni giorno ci sono centinaia di persone urticate dalle meduse. E alcune di queste sono state costrette addirittura a ricorrere alle cure dei medici, a causa della reazione della loro pelle al contatto con le meduse. Ne sanno qualcosa i marinai di salvataggio, a cui si rivolgono quotidianamente tanti bagnanti. «Facendo una media, si può stimare che tra il porto di Rimini e Miramare vengano da noi ogni giorno almeno un centinaio di persone rimaste urticate dalle meduse. Vengono per chiederci consigli e a volte anche per ricevere le prime cure», rivela Andrea Manduchi, il portavoce dei baywatch riminesi.

Ma come si spiega la proliferazione delle meduse nel nostro mare? Il fenomeno, che non riguarda soltanto la costa riminese ma un po’ tutto il mare Adriatico, come anticipato dalla Ferrari ha varie cause. «La principale – spiega Attilio Rinaldi (nella foto), biologo marino e presidente del Centro di ricerche marine di Cesenatico – risiede nel clima mite che abbiamo avuto in inverno. Quando le stagioni invernali sono piuttosto calde, poi durante l’estate le meduse abbondano. Siamo in questa situazione. A questo va aggiunto poi il fatto che nel nostro mare scarseggiano sempre più i pesci predatori delle meduse, che hanno così la possibilità di proliferare».

La specie da cui doversi guardare con attenzione, come detto, è la cubomedusa. «E’ un tipo di medusa di dimensioni molto modeste, è presente nel periodo che va da luglio a settembre. Si tratta di una specie fortemente urticante. Chi viene a contatto con un esemplare di Carybdea fa bene a uscire subito dall’acqua e a pulirsi immediatamente con un panno umido, in modo tale da rimuovere eventuali resti di tentacoli. Fatto questo, è bene farsi degli impacchi di acqua calda. Se il dolore resta, è consigliabile allora farsi vedere da un medico». Le altre meduse, come la Rhizostoma e la Cotyloriza, sono invece molto più grandi ma «non sono pericolose. La prima, di colore blu, è infatti scarsamente urticante: quasi mai crea reazioni cutanee. E’ facilmente riconoscibile per le sue dimensioni: in altre parti del Mediterraneo può arrivare a un metro di lunghezza, e con un ombrello del diametro di 20-30 centimetri. La Cotyloriza (conosciuta comunemente come Cassiopea) ha dimensioni simili alla Rhizostoma è di colore giallo, è molto bella a vedersi e non è urticante».