Messaggi falsificati. Carabiniere condannato

Il militare era accusato di aver alterato delle chat tra lui e l’ex amante inducendo in errore il giudice nel corso di un processo in sede civile.

Messaggi falsificati. Carabiniere condannato

Messaggi falsificati. Carabiniere condannato

Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, avrebbe depositato come prove dei messaggi di WhatsApp che sarebbero stati alterati ad arte al fine di ottenere dal tribunale la sospensione del decreto ingiuntivo riguardante la restituzione di un importo di circa 47mila euro a favore di una donna con cui aveva intrattenuto una relazione extraconiugale. Questa l’accusa contestata ad un carabiniere di 55 anni, che presta servizio al di fuori della provincia di Rimini. Nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Bologna lo ha condannato ad un anno di reclusione (pena sospesa) per il reato di falsità per induzione (in sostanza, una frode in ambito processuale). L’uomo era stato inizialmente assolto (in quanto il fatto non sussiste) dal giudice di primo grado, ma il pubblico ministero Davide Ercolani e il legale della parte civile, l’avvocato Piero Venturi, hanno imugnato la sentenza portando quindi il procedimento davanti ai giudici bolognesi che, in questo caso, si sono pronunciati a sfavore dell’imputato.

L’inchiesta aveva preso le mosse dalla causa civile intentata dalla ex compagna del militare, intenzionata a farsi restituire una somma di 47mila che aveva

prestato all’uomo quando ancora si frequentavano. Secondo la

ricostruzione fatta dagli inquirenti, il carabiniere aveva depositato come prove dei messaggi

di WhatsApp che sarebbero stati alterati ad arte al fine di ottenere dal tribunale la sospensione del decreto ingiuntivo riguardante la restituzione dell’importo. Dubbi sulla veridicità di quei

messaggi erano stati sollevati da un ingegnere informatico, nominato come consulente dal

legale della vittima, l’avvocato Piero Venturi. Attraverso di essi,

il militare avrebbe cercato di convincere il giudice del fatto che il prestito dei 47mila fossestato ‘abbuonato’ dalla donna.

L’uomo è implicato anche in un altro processo, che sarà celebrato nei prossimi giorni in tribunale a Rimini. Le accuse in questo caso sono quelle di stalking ed estorsione e la vicenda si lega a quella che ha portato alla condanna da parte della Corte d’Appello di Bologna. Per indurre l’ex amante a non chiedere indietro il famoso prestito di 47mila euro, il carabiniere – sostiene la pubblica accusa – l’avrebbe minacciata di rivelare al marito la relazione extraconiugale.