ADDIO Nicky Hayden è morto all’ospedale  di Cesena il 22 maggio: aveva quasi 36 anni
ADDIO Nicky Hayden è morto all’ospedale di Cesena il 22 maggio: aveva quasi 36 anni

Rimini, 22 settembre 2017 - Nicky Hayden non ha rispettato lo stop. Ma l’auto che l’ha investito, causandone la morte, non ha rispettato i limiti di velocità in quel tratto. E per questo il trentenne che era alla guida della Peugeot che il 17 maggio ha investito il pilota a Misano, mentre era in sella alla sua amata bicicletta, rischia di finire a processo per omicidio stradale. Se saranno confermate le accuse il ragazzo, un trentenne residente a Morciano (a pochi chilometri da dove è avvenuto l’incidente) rischia tra i 5 e i 10 anni (che saranno però dimezzati per il concorso di colpa).

La svolta nelle indagini è arrivata dalla perizia svolta da Orlando Omicini, a cui la Procura di Rimini ha affidato l’incarico. I risultati sono arrivati al termine di vari sopralluoghi sul luogo dell’incidente costato alla vita al pilota statunitense, morto cinque giorni dopo all’ospedale ‘Bufalini’ a Cesena per le gravi lesioni riportate nell’impatto. Decisiva, per la perizia, anche le immagini delle due telecamere di sicurezza che hanno ripreso il momento dell’incidente, avvenuto su via Tavoleto, all’incrocio con via Ca’ Raffaelli.

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Secondo la ricostruzione fatta dal consulente della Procura, il giovane che ha investito Hayden all’incrocio, al momento dell’impatto viaggiava a 72,8 km all’ora anziché ai 50, che è il limite consentito in quel tratto. E stando alla ricostruzione della Procura, se avesse viaggiato ai 50 all’ora «sia continuando a velocità costante, sia reagendo e frenando, l’incidente sarebbe stato evitato». Se l’auto avesse rispettato i limiti, Hayden «sarebbe transitato appena davanti al veicolo» evitando l’impatto. Oltre al superamento della velocità consentita, viene contestato al giovane di Morciano il fatto di non aver moderato la velocità in prossimità dell’incrocio, nonostante i cartelli lungo la strada.

La perizia, grazie alle immagini delle telecamere, ha confermato anche quello che si era sospettato fin da subito: Hayden all’incrocio non si è fermato allo stop, non ha dato la precedenza alla macchina e si è immesso in via Tavoleto con la sua bicicletta a una velocità di 20,63 km all’ora. La causa principale dell’incidente resta pertanto il mancato stop da parte di Hayden: e su questo non ci sono dubbi. Ma il trentenne che l’ha investito adesso rischia grosso. Il pm a cui è stata affidata l’inchiesta, Paolo Gengarelli, ha notificato in questi giorni al ragazzo alla guida della macchina l’avviso di conclusione indagini. Al giovane è stato riconosciuto il concorso di colpa, è indagato per omicidio stradale e rischia il rinvio a giudizio.

«E’ quello che abbiamo sempre sospettato: che l’auto andasse a una velocità più elevata rispetto ai limiti», dice Moreno Maresi, il legale dei familiari di Hayden. A lui il compito, ieri sera, di aggiornarli sugli sviluppi dell’inchiesta. «Attendiamo di vedere le carte – continua Maresi – Che si sia arrivati alla conclusioni delle indagini lo apprendiamo dalla stampa». La famiglia di Hayden e anche la sua fidanzata, Jackie Marin, hanno già inviato all’investitore una generica richiesta di risarcimento, senza quantificarla. «E’ probabile che andremo avanti con la richiesta danni», conclude Maresi. Ma i legali del trentenne, Pierluigi Autunno e Francesco Pisciotti intendono dare battaglia.

Perché «la perizia che abbiamo fatto svolgere all’ingegner Alfondo Micucci (docente universitario ed esperto in materia, ndr) fornisce una ricostruzione molto diversa da quella della Procura. Stando alla perizia di Micucci, anche se il ragazzo avesse guidato a una velocità pari o inferiore ai 50 km orari, non sarebbe riuscito in nessun modo a evitare l’impatto con Hayden, che non ha rispettato lo stop e si è immesso sulla strada senza guardare». I legali hanno 20 giorni dalla notifica dell’avviso di fine indagini per opporsi e produrre nuove memorie e documenti. E «lo faremo. Il ragazzo è già distrutto per la morte di Hayden: questa è un’altra batosta per lui».

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