Nodo redditi, minacce di mobilitazione

Sindacati sulle barricate: "Inevitabile senza risposte concrete dallo Stato sulla tutela di stipendi e pensioni"

Nodo redditi, minacce di mobilitazione

Nodo redditi, minacce di mobilitazione

"Senza risposte concrete per la tutela di stipendi e pensioni sarà inevitabile la mobilitazione". Non ci girano troppo attorno i segretari di Csdl, Cdls e Usl, Enzo Merlini, Gianluca Montanari e Francesca Busignani. Le organizzazioni sindacali, dopo il patto anti-inflazione che ha visto anche la firma delle tre assoconsumatori, Sportello Consumatori, Asdico e Ucs, sono tornate a battere il chiodo sulla necessità di recuperare il potere d’acquisto dei redditi da lavoro e da pensione eroso dall’inflazione, sottolineando come anche lo Stato deve fare la propria parte. "Il governo, tuttavia, continua a latitare", tuonano i sindacati che attendono una risposta alla propria lettera dello scorso febbraio i cui contenuti sono stati ribaditi in una nuova missiva spedita lo scorso 20 ottobre.

"L’accordo firmato contro l’inflazione, che al momento di concreto vede soltanto i 200mila euro stanziati dal governo per l’aumento di un punto percentuale della ricarica Smac per l’acquisto dei prodotti alimentari – sottolineano – deve evolversi in ulteriori scontistiche e benefici per i consumatori, compreso un serio e accurato controllo dei prezzi che finora non è mai stato attuato nonostante le numerose richieste. In caso contrario, per le famiglie sammarinesi questo intervento rappresenterebbe poco più che uno spot. E soprattutto non deve rappresentare un alibi per il Governo, perché le politiche dei redditi necessitano di un impegno strutturato, che al momento manca totalmente".

Il rischio è che tante famiglie scivolino nella fascia di povertà. "Dal febbraio scorso – riferiscono – la lista delle richieste sindacali si è alquanto allungata. Si chiede, tra le altre cose, di recuperare sulle buste paga un 10% di potere d’acquisto, per redditi annui fino a 25.000 euro lordi, da ridursi proporzionalmente fino ad azzerarsi oltre i 35.000 euro annui. Parte di questo obiettivo potrà essere raggiunto attraverso la riduzione dei contributi pensionistici: la differenza dovrà essere posta a carico del bilancio dello Stato. Un’altra parte potrà essere raggiunta applicando la legge tributaria, laddove prevede che gli scaglioni di reddito imponibile vadano adeguati all’inflazione: chiediamo che il relativo risparmio fiscale non venga riconosciuto a tutti, ma concentrato sui redditi più bassi". Per i sindacati snche gli assegni familiari vanno aumentati "ma non del 10% come è stato fatto. La nostra proposta era di aumentarli del 30%, pari al valore dell’inflazione per gli anni trascorsi, quindi manca all’appello un 20% di aumento. Quanto al reddito minimo familiare, il suo importo va aumentato sensibilmente, così come sono da rivedere i requisiti d’accesso".