"Ha ragione il dottor Paci. Fathi Ben Massen non è una vittima della banda della Uno bianca". Lo dice Valter Giovannini, ex procuratore aggiunto di Bologna e pubblico ministero che si occupò delle indagini sui delitti bolognesi del gruppo guidato dai fratelli Savi. Il nome del tunisino, ucciso il 19...

"Ha ragione il dottor Paci. Fathi Ben Massen non è una vittima della banda della Uno bianca". Lo dice Valter Giovannini, ex procuratore aggiunto di Bologna e pubblico ministero che si occupò delle indagini sui delitti bolognesi del gruppo guidato dai fratelli Savi. Il nome del tunisino, ucciso il 19 dicembre 1990 davanti al bar Blue Line di Rimini, è indicato sulle targhe dei monumenti ufficiali che ricordano le 24 vittime, tra cui quella collocata a Rimini. La presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Rosanna Zecchi, ha detto che avvierà verifiche sul punto, e se effettivamente non ci saranno riscontri processuali il nome di Ben Massen verrà tolto. Ha riferito anche che, in merito al delitto del tunisino, il pm Daniele Paci, che fece le indagini a Rimini, le ha detto "che dalle prove balistiche emersero che non c’erano le armi che usavano i Savi". Giovannini ha spiegato "che all’inizio si fece questa ipotesi" cioè l’attribuzione dell’assalto al bar alla Uno Bianca "perché" il tunisino Ben Massen "venne ucciso nel periodo in cui a Bologna vennero assaltati i campi nomadi di cia Gobetti e Santa Caterina. Era il dicembre di sangue del 1990 in cui i Savi uccisero, sorretti da quello che al processo definii ‘dolo razziale. L’omicidio riminese - prosegue - non venne mai confessato da Fabio e Roberto Savi, ma soprattutto qualsiasi collegamento venne escluso dagli esiti della consulenza balistica. È tutto scritto negli atti delle indagini di Rimini e Bologna. Anni fa feci anche presente la circostanza".