Somane Duula, 26 anni, arrestato dagli agenti della Polizia di Stato di Rimini
Somane Duula, 26 anni, arrestato dagli agenti della Polizia di Stato di Rimini
Continua a vaneggiare. A parlare di "una donna senza mani, completamente ricoperta di sangue", che da giorni non smetterebbe di tormentarlo. "Avete fatto delle indagini? L’avete trovata? Dovete arrestarla. Lei mi perseguita, non mi dà pace, vuole strangolarmi. Chiedete ai pachistani che erano con me, loro sanno tutto". Ancora una volta Somane Duula, il 26enne somalo che l’11 settembre scorso ha seminato il panico sul lungomare di Rimini accoltellando cinque persone (incluso il piccolo di Tamim di appena 6 anni), non è stato in grado di fornire una spiegazione al pomeriggio di ordinaria follia che lo ha visto protagonista tra Miramare e Bellariva. Ieri mattina, in carcere, il richiedente asilo ha ricevuto la visita del suo avvocato, Maria Rivieccio, e di una mediatrice culturale in grado di parlare somalo. Così come...

Continua a vaneggiare. A parlare di "una donna senza mani, completamente ricoperta di sangue", che da giorni non smetterebbe di tormentarlo. "Avete fatto delle indagini? L’avete trovata? Dovete arrestarla. Lei mi perseguita, non mi dà pace, vuole strangolarmi. Chiedete ai pachistani che erano con me, loro sanno tutto". Ancora una volta Somane Duula, il 26enne somalo che l’11 settembre scorso ha seminato il panico sul lungomare di Rimini accoltellando cinque persone (incluso il piccolo di Tamim di appena 6 anni), non è stato in grado di fornire una spiegazione al pomeriggio di ordinaria follia che lo ha visto protagonista tra Miramare e Bellariva. Ieri mattina, in carcere, il richiedente asilo ha ricevuto la visita del suo avvocato, Maria Rivieccio, e di una mediatrice culturale in grado di parlare somalo.

Così come nell’interrogatorio di garanzia alla presenza del gip Manuel Bianchi e del pm Davide Ercolani (il quale coordina le indagini), Somane ha praticamente fatto scena muta sulle ragioni e la dinamica delle aggressioni da lui compiute. Ha ammesso di non ricordare di aver accoltellato quattro donne (incluse le due controllore della linea 11) e di aver forato la carotide di un bimbo del Bangladesh con un paio di forbici. Non ricorderebbe nemmeno di essere stato a bordo di un autobus né ha saputo spiegare dove ha acquistato il set di coltelli da bistecca che aveva portato con sé sul mezzo di Start Romagna e dove ha trovato i soldi necessari.

L’unica cosa di cui sembra ricordarsi è la denuncia, che afferma di aver presentato in questura a Rimini nella mattinata di sabato 11 settembre, in cui si parla di una fantomatica aggressione da lui subita, e di un referto medico che gli sarebbe stato consegnato dopo una visita in ospedale avvenuta il 10 settembre. Circostanze, queste ultime, che sono tutte da verificare. Anche perché agli atti non risulterebbe nessuna traccia né della denuncia né del referto, benché non sia da escludere che il somalo possa aver fornito delle generalità diverse. Di certo quando è salito sull’autobus della linea 11, il 26enne doveva avere con sé un qualche foglio, visto che è da quello che le controllore avrebbero ricavato le informazioni riportate poi sul verbale di multa. Entrambi i documenti potrebbero saltare fuori a seguito di un controllo approfondito, fornendo forse qualche risposta in più sulle ore precedenti alla sequenza di accoltellamenti consumata a Rimini.

Se per quanto riguarda i fatti di sangue Duula pare affetto da amnesia, in compenso ha ripetuto, ancora una volta, la storia della "donna senza mani, di origine tedesca" che sarebbe già comparsa sullo schermo dello smartphone durante una videochiamata. Ha parlato di un senso di soffocamento che lo assalirebbe al risveglio, e di cui proprio la donna sarebbe la responsabile. Deliri di un folle, almeno all’apparenza. E’ anche per questo motivo che il pubblico ministero Davide Ercolani si è rivolto ad un professionista, Renato Ariatti, incaricandolo di svolgere una perizia psichiatrica sul richiedente asilo. L’esame dell’esperto ha lo scopo di fugare definitivamente i dubbi sullo stato di salute mentale del somalo. Per il gip, infatti, non è da escludersi che possa trattarsi semplicemente di una messa in scena. Ipotesi tutt’altro da scartare.

Somane ha anche chiesto notizie della madre, di cui ha fornito il nome alla mediatrice culturale. "L’avete avvisata che mi trovo qui?" avrebbe domandato al suo avvocato. Sono in corso ricerche attraverso l’ambasciata per tentare di risalire alla donna. Attualmente il somalo è accusato di tentata rapina, lesioni e di due tentati omicidi, quello di una controllora dell’azienda Holacheck che si trovava in servizio sulla linea 11, e del piccolo Tamim, che proprio l’altro ieri ha fatto ritorno a casa, a Poggio Torriana, dopo essere stato ricoverato in ospedale per più di dieci giorni. Il piccolo sta bene e si sta riprendendo in fretta. Merito anche dell’affetto straordinario di cui lo hanno circondato parenti, amici e un po’ tutti i riminesi, che in questi ultimi giorni lo hanno coperto di regali e attenzioni, senza mai smettere di fare il tifo per lui.

Lorenzo Muccioli