Ormai da giorni si moltiplicano sui social le lamentele dei genitori per la riduzione dell’orario (uscita alle 16.30, anziché alle 18) negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia. Una situazione che va avanti da fine novembre e sulla quale punta il dito Libera. "Una problematica non di poco conto – dice l’opposizione – e non ancora risolta. La giustificazione del governo è una...

Ormai da giorni si moltiplicano sui social le lamentele dei genitori per la riduzione dell’orario (uscita alle 16.30, anziché alle 18) negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia. Una situazione che va avanti da fine novembre e sulla quale punta il dito Libera. "Una problematica non di poco conto – dice l’opposizione – e non ancora risolta. La giustificazione del governo è una sola: mancanza di personale scolastico". Intanto "le famiglie – rileva Libera - si ritrovano in difficoltà, richiedono permessi non retribuiti, usufruiscono di ferie maturate, arrivano addirittura a compromettere il lavoro. Ad oggi non è stata ancora trovata una soluzione e tutto questo è inaccettabile. Queste problematiche possono sembrare minimali ed invece sono molto rilevanti per le famiglie". E’ necessario, per Libera, "valutare le risorse a bilancio, la liquidità, lo stato delle attività economiche, specialmente delle piccole imprese, e sulla base dei dati mettere in campo le politiche di sostegno alle famiglie più adeguate. Che però non possono non essere concretizzate". Libera rinnova, "ancora una volta, uno spazio di confronto permanente – dice il partito di Matteo Ciacci - con politica e forze sociali ed economiche che possa consentire di condividere dati, informazioni per definire le manovre economiche e di supporto alla cittadinanza che non possono più essere rinviate".

"Potremmo proporre di consentire ai genitori di avere l’uscita anticipata per accudire il proprio figlio e non gravare sui nonni mantenendo invariato il salario mensile senza usufruire di permessi o ferie prevedendo un abbattimento della contribuzione per le attività. Ma queste proposte vanno concordate in un’ottica di totale trasparenza dei conti pubblici, per capire la corretta allocazione delle risorse, e di definizione delle priorità". Ma "il grido di allarme delle famiglie e delle attività economiche – conclude Libera - non può essere inascoltato dal governo".