Castel Sismondo a Rimini

Rimini, 13 maggio 2018 - Comincia nel 268 a.C., anno di fondazione della colonia romana Ariminum, il viaggio di ‘Paesi che vai’ alla scoperta di Rimini e del suo territorio. Il programma di Rai Uno, ideato e condotto da Livio Leonardi e che va in onda tutte le domeniche alle 9.40, intende raccontare i comuni italiani dal punto di vista storico, archeologico, enogastronomico e culturale.

Una narrazione resa ancora più suggestiva da spettacolari riprese dall’alto e da rievocazioni storiche particolarmente accurate, come quelle dedicate alla vita di corte nelle fortezze malatestiane che costellano il territorio riminese. Ed è un excursus storico pieno di curiosità e aneddoti, quello realizzato dal conduttore seguendo le tracce della famiglia Malatesta a partire dal suo capostipite, Malatesta da Verucchio, noto per essere stato citato da Dante nella Divina Commedia come ‘Mastin Vecchio’.

Nella sua lunghissima esistenza (visse cent’anni, in un’epoca in cui l’aspettativa media di vita era di 45 anni), ‘Mastin Vecchio’ fu podestà di Rimini e condottiero della fazione guelfa di Romagna, ma è rimasto nella memoria soprattutto per essere stato il padre di Gianciotto lo Sciancato e Paolo il Bello, rispettivamente marito e amante di Francesca da Polenta, i tre protagonisti della tragica storia d’amore raccontata nell’Inferno di Dante.

Il viaggio continua ripercorrendo le vicende che coinvolsero altri esponenti della signoria dei Malatesta, fino ad arrivare al celebre Sigismondo Malatesta, che risiedeva nella splendida fortezza di Castel Sismondo, al centro di Rimini, al cui progetto lavorò persino Filippo Brunelleschi. Sigismondo non fu solo un valoroso condottiero, impegnato per tutta la vita in una lotta logorante con il vicino Federico da Montefeltro, Duca di Urbino. Fu soprattutto un mecenate, poeta e patrono delle arti, che richiamò a sé i migliori artisti e

architetti della sua epoca, come testimoniano la Rocca Malatestiana, di cui oggi resta solo il corpo centrale, e il Tempio Malatestiano, mai completato, cui lavorarono, tra gli altri, Piero della Francesca, Leon Battista Alberti e Agostino Di Duccio.

Ma Rimini non ha solo un’anima rinascimentale: nel 1843, sotto il dominio pontificio, fu costruito qui il primo stabilimento balneare, sebbene le proprietà dell’acqua salata di questa riviera fossero note e apprezzate fin dai tempi dei Romani. A conferma di ciò, il viaggio di Leonardi per un attimo travalica i confini del riminese e giunge fino alle montagne di sale dolce di Cervia, l’unico sale consigliato nelle diete per i suoi benefici.

Da qui prende le mosse il racconto del patrimonio gastronomico di questa terra, che dalle colline guarda al mare e vanta numerose eccellenze. Fra queste, la mora romagnola, una razza di suino da cui si ricavano salumi pregiatissimi: in pochi sanno che, negli anni Ottanta e Novanta, ne erano rimasti solo una decina di esemplari, poi miracolosamente salvati dall’estinzione. Il tour gastronomico fa tappa, infine, a Santarcangelo di Romagna, con la visita a una famiglia che produce squacquerone Dop da oltre 55 anni: con l’occasione, Leonardi si sofferma su altre delizie tipiche romagnole, fra cui i cappelletti, la piadina farcita con squacquerone e rucola, i dolci a base di squacquerone e fichi caramellati. Piatti della tradizione molto cari ai riminesi, che non li fanno mai mancare sulle tavole imbandite della domenica e dei giorni di festa.

Un viaggio oltre i luoghi comuni dell’immaginario vacanziero, dunque, che non poteva non concludersi con l’immagine di un pavone che vola nella neve: una delle scene più poetiche di Amarcord, il capolavoro di Federico Fellini, nato a Rimini nel 1920.