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10 mag 2022

Pennabilli ritrova il ritratto di padre Olivieri e gli dedica un museo

Missionario cappuccino, esploratore e traduttore, padre Orazio Olivieri della Penna era stato chiamato ‘Lama testa bianca’ in Tibet dov’è rimasto prefetto della missione per oltre trenta anni. Un religioso rispettato e stimato perfino dal settimo Dalai Lama, nella prima metà del Settecento. Il quattordicesimo Dalai Lama ha visitato per due volte Pennabilli (nel 1994 e nel 2005) in omaggio al suo ‘vecchio amico’ di tre secoli fa. Secondo la religione tibetana si potrebbe affermare che il presente Dalai Lama ha conosciuto padre Orazio, in quanto reincarnazione del settimo Dalai Lama. Di Olivieri circolava un ritratto in bianco e nero, realizzato nel 1780, per il centenario della nascita, dall’incisore riminese Pietro Santi. Dal monastero di Pennabilli ora è spuntato fuori il ritratto, vera effigie, di fra’ Orazio. Il prezioso ritrovamento sarà al centro di un incontro, il 21 maggio (alle 10.30) al convento delle monache agostiniane di Pennabilli. Sarà alzato il sipario in anteprima assoluta sul ritratto di Orazio, e sarà presentato il progetto del nuovo spazio "Orazio e il Tibet". Tanti i relatori tra cui il vescovo Andrea Turazzi, lo storico dell’arte Pier Giorgio Pasini, e ancora Claudio Cardelli dell’associazione Italia-Tibet ed Elio Marini (insieme nella foto).

La scoperta di un ritratto originale del grande cappuccino ha dell’incredibile. Si era ipotizzato che le fattezze di quell’incisione provenissero da un unico ritratto a olio conosciuto, realizzato di nascosto dal pittore pennese Giovanni Bistolli nel 1738 durante una fugace visita di Orazio in Italia. Del ritratto si erano perse le tracce, dopo la mostra di quasi cent’anni fa a Roma per l’Esposizione missionaria vaticana. Invece a febbraio le monache, nel ripulire una stanza usata come ripostiglio e chiusa da decenni, hanno rinvenuto un rotolo di tela in una cassa. Era il ritratto originale del grande cappuccino. Il rinvenimento è molto importante per Pennabilli dove si stava già progettando, insieme alle monache agostiniane e al vescovo di San Marino-Montefeltro, un luogo permanente dedicato alla figura di padre Orazio.

m.c.

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