Il mare di Rimini è stato offeso sui social (foto Petrangeli)
Il mare di Rimini è stato offeso sui social (foto Petrangeli)

Rimini, 21 novembre 2020 - Cosa pensava del mare di Rimini lo aveva scritto a chiare lettere sui social. “Rimini ha un mare di m...”. Una esternazione che aveva fatto saltare sugli scudi l'Associazione degli albergatori riminesi che si erano rivolti in tribunale. E ora arriva il decreto pensale di condanna per diffamazione nei confronti di questo 'leone da tastiera'.

A raccontare la vicenda è il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, su Facebook: “Una sentenza da rimarcare perché tutela la comunità riminese, i suoi operatori turistici, l’amministrazione comunale, che sul risanamento ambientale hanno investito e stanno investendo come nessun altro nel Paese”, sottolinea il sindaco. Il commento che ha portato al provvedimento del Tribunale risale all'estate del 2019 quando il turista, un quarantenne lombardo, aveva commentato sui social, con considerazioni poco edificanti, i divieti di balneazione sulla costa riminese e sugli albergatori della zona. Parole che gli sono costate una condanna a una breve reclusione convertita in pena pecuniaria, più le spese legali.

“E' con il Psbo-Piano di salvaguardia della balneazione ottimizzato e con il Parco del mare che si valorizza e si difende la nostra risorse naturale primaria – sottolinea Gnassi -, e non con altre proposte che non c'entrano nulla con le nostre spiagge e quei luoghi straordinari. Quindi, adesso, giù il cappello e rispettate il nostro mare”.

La presa di posizione del Tribunale, osserva la presidente dell'Associazione Albergatori, Patrizia Rinaldis, “dovrebbe mettere un freno all'utilizzo veramente improprio dei social e ai danni che a città che vivono di turismo possono dare. Ma questo - aggiunge - vale per tutto: sui social la libertà di parola e di pensiero non deve andare a ledere la dignità delle persone dei luoghi, dei territori. Sono state usate parole offensive. Pensavamo fosse un ragazzo, invece è una persona adulta di quasi 40 anni - prosegue - ci siamo sentiti offesi come città. L'intenzione non era quella di chiedere i danni - conclude Rinaldis - era di affermare un monito verso l'uso indiscriminato dei social. Mi aspetterei quasi delle scuse da questa persona”.