Giulio Lolli
Giulio Lolli

Rimini, 4 febbraio 2015 - La 'leggenda' di Giulio Lolli è destinata a rimanere tale. Mentre si avvicina l’udienza preliminare (fissata a lunedì prossimo), l’ex presidente della Rimini Yacht inseguito dalla giustizia italiana per le sue truffe milionarie continua la sua vita in Libia. Il suo difensore, l’avvocato bolognese Antonio Petroncini, assicura che il ‘pirata’ è ancora in quel Paese, dove pare abbia intrapreso la carriera di arredatore. Uomo dalle mille risorse, Lolli pare se la cavi piuttosto bene e non ha nessuna intenzione di mettersi a confrontro con i giudici italiani.

LA RICHIESTA di rinvio a giudizio in questione (i procedimenti nei confronti di Lolli sono tre), presentata dal sostituto procuratore, Davide Ercolani, è per associazione a delinquere, truffa e falso per almeno un centinaio di casi che vengono attribuiti a un uomo che per parecchio tempo ha fatto la storia della nautica italiana. Quando, nel maggio del 2010 venne fuori la vicenda della doppia vendita delle imbarcazioni, ci fu un vero e proprio terremoto che attraversò tutti i porti italiani. Decine di lussuose imbarcazioni che risulvano avere due proprietari vennero sequestrate dai carabinieri e la società finiva in bancarotta. E mentre il castello del re della nautica crollava pezzo per pezzo, questo si faceva di nebbia. Lolli scomparì infatti pochi giorni prima che i magistrati gli arrivassero addosso, in una rocambolesca e misteriosa fuga che si fece ancora più avventurosa via via che il tempo passava. Furono molti i porti che Lolli toccò sull’imbarcazione che aveva scelto per la fuga, riuscendo sempre a essere un passo avanti agli investigatori. Fino a quando arrivò in Libia e venne arrestasto. Tradito, soprattutto, dalla sua passione per il lusso e per le belle donne. La sua leggenda continuò con la fuga dalle carceri libiche durante la rivoluzione contro Gheddafi, e il suo, pare, arruolamento nelle forze ribelli. Finita la guerra, come da par suo, riuscì a inventarsi un nuovo lavoro anche in quella terra martoriata. E qualcuno dice che anche in quello ha avuto un certo successo.

A PAGARE potrebbero essere quindi solo i co-primari di quella che l’accusa descrive come una truffa gigantesca. Secondo gli inquirenti a far parte dell’associazione erano in particolare due suoi stretti collaboratori. Il sammarinese Stefano Fabbri, 48 anni, e la 34enne segretaria Karolina Katarzyna Musial. Del gruppo avrebbe fatto parte anche un ex generale della Guardia di finanza che decise di spararsi quando gli investigatori bussarono alla sua porta per perquisirgli la casa. Lolli, o meglio il suo difensore, ha inoltre già patteggiato 4 anni e 4 mesi di carcere a Bologna, per avere corrotto altri finanzieri, incaricati delle verifiche nella sua società, ormai sull’orlo della bancarotta e ai quali, secondo l’accusa, aveva elargito orologi d’oro e simili, per evitare brutte sorprese. Le parti offese sarebbero circa una quarantina, facoltosi imprenditori e soprattutto società di leasing sammarinesi.