Camilla Corbelli e Mariano Guardianelli, i giovani titolari del ristorante Abocar due cucine
Camilla Corbelli e Mariano Guardianelli, i giovani titolari del ristorante Abocar due cucine

Rimini, 8 gennaio 2019 - Sembra impossibile, per un ristorante che ha appena conquistato la sua prima stella Michelin. E invece «è proprio così: non riusciamo a trovare personale adeguato».

Mariano Guardianelli è lo chef e il titolare, insieme alla fidanzata Camilla Corbelli, di Abocar, il ristorante nel centro storico di Rimini che quest’anno ha ottenuto la prima stella dalla prestigiosa guida. Da alcuni giorni il locale è alla ricerca di nuovo personale. «Avevamo già intenzione – spiega Guardianelli – di aumentare le nostre forze, perché attualmente siamo soltanto in sei a lavorare: 4 in cucina e 2 in sala, compresi ovviamente il sottoscritto e Camilla. Dopo aver ottenuto la stella, quella che era solo un’idea è diventata una necessità».

Perché è aumentato il lavoro?

«Molto. Il riconoscimento arrivato dalla guida Michelin ci ha fatto fare un balzo di qualità, e di quantità. Le presenze nel locale sono aumentate di oltre il 30 per cento. Ecco perché abbiamo lanciato, anche sui social, le nostre offerte di lavoro per assumere un cuoco, un commis di sala e alcuni stagisti retribuiti».

Per un ristorante come Abocar, che in soli cinque anni ha ottenuto la prima stella di Michelin, è così difficile trovare personale?

«Alla prova dei fatti sì. Intendiamoci: tanti sono venuti o ci hanno contattato, e ci hanno presentato il loro curriculum, ma fin qui tra coloro che si sono candidati non siamo ancora riusciti a trovare nessuno adatto».

I motivi?

«Almeno due. Chiediamo persone che abbiano un minimo di esperienza nel settore, tenendo in considerazione anche chi ha fatto studi specifici. Quelli che si sono presentati finora hanno dimostrato di avere molta passione per la cucina, ma scarsissima esperienza. Alcuni non hanno mai lavorato in un ristorante. Per un locale come il nostro, è complicato prendere lavoratori che partono, quasi o completamente, da zero».

Lei parlava di almeno due motivi. Il secondo?

«Lavorare in un ristorante non è per tutti, può essere molto duro. E tanti, tra quelli che si sono presentati, non sono disposti a fare i turni di lavoro richiesti e si tirano indietro».

Un problema già sollevato nei mesi scorsi da Aia e Confcommercio: a Rimini sta diventando sempre più complicato trovare il personale qualificato per hotel e ristoranti e non solo per la stagione...

«E’ un problema che abbiamo toccato con mano. Ed è una questione seria per una realtà come quella riminese. Non è un caso che chi ha i camerieri bravi se li tiene stretti. Ma andrebbe anche affrontato il tema della formazione che viene fatta nelle scuole: i ragazzi che escono si trovano poi in difficoltà nel mondo del lavoro, se non sono riusciti a fare prima esperienza. Io e Camilla lo sappiamo bene: prima di aprire un ristorante, abbiamo lavorato tanto anche lontano dall’Italia per imparare».