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8 apr 2022

Ritratti d’autore, Donà ripercorre l’arte rivoluzionaria di Andy Warhol

Massimo Donà, filosofo, jazzista e docente universitario
Massimo Donà, filosofo, jazzista e docente universitario
Massimo Donà, filosofo, jazzista e docente universitario

Arte e glamour. Feste, musica, moda, cinema. Tutto in un unico luogo: la Factory, il celebre studio di New York ideato negli anni Sessanta da Andy Warhol, simbolo della Pop Art. A restituire l’essenza di quella rivoluzione artistica è il filosofo, docente universitario e jazzista Massimo Donà, protagonista stasera al teatro Astra di Misano della rassegna filosofica Ritratti d’autore (ore 21, ingresso gratuito).

Cosa racconterà in questo incontro dedicato a “Warhol e la Factory”?

"Affronterò il modo in cui nella Factory si realizza quel ‘caos-confusione esistenziale’ che i pittori del decennio precedente, come Pollock, avevano consegnato alla tela. Questo caos Warhol lo ricrea in quel loft dove capita di tutto, dove lo scopo era divertirsi, lasciarsi andare. Nelle sue opere restituisce in modo neutro l’esteriorità delle cose. L’artista guarda al proprio mondo, lo incornicia, ne mostra la naturale straordinarietà, pensiamo alla serialità delle opere con il volto di Marilyn Monroe".

Che innovazione ha portato Warhol?

"Ha dato vita a una rivoluzione radicale. Warhol smonta il tentativo della grande arte occidentale di andare oltre l’esperienza e farci guadagnare un altro piano, che potrebbe essere quello del sacro o un mondo ideale. Per Warhol, invece, l’arte non deve portarci da nessuna parte. Lui guarda le cose della quotidianità, le più banali, e le sottrae ai piccoli significati che hanno nella nostra vita; una volta liberate si svuotano di tutto"

Qual è il messaggio finale?

"Tutte le cose materiali, se osservate con lo sguardo dell’artista, manifestano la propria semplice esistenza e possono farci vivere un’esperienza estetica. È lo sguardo sulle cose che cambia. L’ordinario diventa straordinario".

Come definirebbe la sua filosofia?

"Un grande nichilismo estetico, ma in positivo perché produce l’arte che dice la verità delle cose".

Che ruolo ha avuto la Factory sulla musica?

"Molto importante, pensiamo alle copertine dei Rolling Stones o al disco dei Velvet Underground con la banana. Anche il jazz ne ha risentito, ci sono foto bellissime dei party a casa di John Lennon e Yoko Ono con Miles Davis e Warhol. Mondi diversi che si incontrano magicamente come spesso succede nella storia"

Un oggetto che oggi ispirerebbe Warhol?

"Lo smartphone. Riassume le grandi invenzioni: è una macchina da scrivere, un telefono e una tv."

Lina Colasanto

© Riproduzione riservata

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