Il governo del Titano ha annunciato di aver siglato il protocollo d’acquisto del vaccino Sputnik V
Il governo del Titano ha annunciato di aver siglato il protocollo d’acquisto del vaccino Sputnik V
di Donatella Filippi Le prime dosi potrebbero arrivare già in giornata. San Marino acquista il vaccino russo Sputnik per dare il via alla battaglia contro il coronavirus. È il 30° Paese al mondo ad averlo approvato, con procedura di autorizzazione all’uso di emergenza. Ieri il governo del Titano ha annunciato di aver siglato il protocollo d’acquisto del vaccino sviluppato dall’Istituto Nazionale di epidemiologia e microbiologia Nikolai Gamaleya di Mosca. "L’autorizzazione – spiega il governo - consentirà alla Repubblica di ricevere già nei prossimi giorni le prime dosi del vaccino, alle quali seguirà una seconda consegna per la somministrazione della dose...

di Donatella Filippi

Le prime dosi potrebbero arrivare già in giornata. San Marino acquista il vaccino russo Sputnik per dare il via alla battaglia contro il coronavirus. È il 30° Paese al mondo ad averlo approvato, con procedura di autorizzazione all’uso di emergenza. Ieri il governo del Titano ha annunciato di aver siglato il protocollo d’acquisto del vaccino sviluppato dall’Istituto Nazionale di epidemiologia e microbiologia Nikolai Gamaleya di Mosca. "L’autorizzazione – spiega il governo - consentirà alla Repubblica di ricevere già nei prossimi giorni le prime dosi del vaccino, alle quali seguirà una seconda consegna per la somministrazione della dose di richiamo entro un mese". L’intesa con il Russian Direct Investment Fund, il fondo sovrano russo, "è stata possibile grazie alle solide relazioni internazionali tra San Marino e la Federazione Russa", con l’obiettivo da parte del governo di raggiungere l’auspicata immunità della popolazione sammarinese. "Si tratta di un passaggio importante per la Repubblica di San Marino – dice il segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari - che dimostra, ancora una volta, l’importanza della sinergia fra Stati: la battaglia contro il coronavirus non deve avere nessun connotato geopolitico e non deve conoscere confini. I piccoli Stati europei come San Marino devono poter assicurare una campagna vaccinale uniforme anche su tutto il loro territorio nell’interesse generale di sconfiggere al più presto questa malattia". Nelle ultime settimane in Repubblica non sono mancate le polemiche per il mancato arrivo, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, delle dosi dall’Italia, dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa firmato a inizio anno con i vicini di casa. Finora, infatti, a causa dei ritardi negli approvvigionamenti dei vaccini, San Marino non ha ricevuto nemmeno una delle 50.000 dosi previste dall’accordo. E le vaccinazioni non sono ancora partite per i suoi poco più di 30.000 abitanti, nemmeno per i sanitari. Un ritardo che ha costretto il governo di San Marino a guardarsi intorno. "Abbiamo lavorato duramente per superare le difficoltà incontrate negli approvvigionamenti – spiega il segretario di Stato alla Sanità, Roberto Ciavatta - L’acquisto di questo quantitativo di vaccini che andrà a sommarsi alle dosi previste dall’Intesa precedentemente siglata con l’Italia, integrerà le nostre scorte al fine di mettere al riparo tutta la popolazione sammarinese nel più breve tempo possibile e colmare il divario rispetto all’inizio della campagna vaccinale europea". Proprio nelle ultime ore lo Spallanzani ha reso noto di aver fatto uno studio ulteriore, dopo quello pubblicato dalla rivista scientifica ‘Lancet’ sul vaccino russo che ne conferma la validità. Il farmaco ha passato l’esame della commissione di studio dell’ospedale romano. Secondo i medici dello Spallanzani "i dati disponibili depongono per un ottimo profilo di sicurezza a breve termine per il siero russo e i dati di efficacia clinica, sia in termini di protezione della malattia sintomatica (superiore al 90%) che dalla malattia grave (100%) sono equiparabili ai vaccini più efficaci attualmente disponibili e si sono dimostrati omogenei in tutte le fasce d’età". San Marino, quindi, ha deciso di seguire la strada che, tra le altre, hanno già intrapreso Russia, Argentina, Ungheria e Messico.