Santarcangelo (Rimini), 12 marzo 2018 - Il piromane misterioso era lo stesso uomo che aveva gridato «al fuoco». In carcere è finito M.C., 41 anni, originario di Cagliari ma domiciliato a Santarcangelo, giardiniere nella stessa casa dove aveva appiccato l’incendio.

I fatti risalgono alla notte dell’8 dicembre scorso. E’ circa l’una e mezza, quando arriva la chiamata alla centrale dei vigili del fuoco. L’uomo che chiama sostiene di sentire un forte odore di fumo, provenire da una casa di via Piave, accanto al bar dove si trova.

I vigili arrivano sul posto in pochi minuti, insieme ai carabinieri della Stazione di Santarcangelo, in tempo per domare l’incendio di un piccolo capanno adibito a deposito degli attrezzi, che si trova all’interno di un’abitazione. Spento il fuoco, gli investigatori e i pompieri cercano di capire le cause di quelle fiamme che avrebbe potuto avere conseguenze disastrose. E alla fine concludono che si tratta sicuramente di un incendio doloso.

Il primo passo delle indagini sono i filmati delle telecamere che si trovano nel cortile della casa. Nelle immagini si vede un uomo che arriva barcollando, come se fosse ubriaco, e pratica un foro nella recinzione. Quindi si avvicina alla catasta di legno che si trova accanto al capanno e appicca il fuoco, per poi darsi alla fuga.

Quello che salta all’occhio degli investigatori è l’abbigliamento del piromane, il quale indossa dei pantaloni con una grande scritta bianca laterale, con strisce rifrangenti sulle scarpe. Nella zona si conoscono un po’ tutti, e i carabinieri della Stazione, guidati dal maresciallo Giuseppe Pizzarelli, credono di sapere di chi si tratta. M.C., appunto, un tuttofare che fa lavori di giardinaggio anche per l’anziana proprietaria della casa dove è stato appiccato l’incendio.

I militari lo rintracciano poche ore dopo al bar, è ancora ubriaco e indossa gli stessi pantaloni che compaiono nel filmato. Condotto in caserma, dove gli sequestrano i vestiti, l’uomo cerca di depistare i carabinieri, raccontando che gli autori dell’incendio sono sicuramente i vicini di casa della donna.

Un tentativo inutile, quello del giardiniere, che viene definitivamente incastrato da altri indizi messi insieme dai militari. Prove alla mano, gli investigatori chiedono e ottengono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere che hanno eseguito giovedì pomeriggio. Sul movente invece è ancora buio fitto.