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3 mag 2022

SCUOLA MEDIA PANZINI, BELLARIA

Con l’arrivo dei talebani vivono segregate in casa: non possono lavorare, studiare o uscire

3 mag 2022
Una delle ragazze afghane che protestano per le strade di Kabul
Una delle ragazze afghane che protestano per le strade di Kabul
Una delle ragazze afghane che protestano per le strade di Kabul
Una delle ragazze afghane che protestano per le strade di Kabul
Una delle ragazze afghane che protestano per le strade di Kabul
Una delle ragazze afghane che protestano per le strade di Kabul

Avevano appena tagliato traguardi altissimi: tante donne afghane erano impiegate, svolgevano lavori gratificanti e tantissime studentesse avevano molti sogni da realizzare. Fino a quando non è tornata la guerriglia a spargere il terrore e a minacciare i diritti e la libertà della popolazione femminile.

Da quando i talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan, le donne sono a casa, costrette a indossare il velo, se non il burqa, pena violenze e frustate. Non possono svolgere nessuna attività fuori dalle mura domestiche se non accompagnate da un Mahram, che è o il padre, oppure il fratello o il marito.

Non possono guidare, andare in moto oppure in bici, praticare sport; alle ragazze non è permesso studiare in scuole, università o strutture educative. Così Samira Hamidi, attivista per l’Afghanistan di Amnesty International: "È il peggior incubo possibile per le donne e per le ragazze afghane che si sono viste strappare via definitivamente il futuro".

L’unica speranza di continuare a studiare ora è costituita dalle scuole clandestine. Dall’arrivo dei talebani, infatti, alcune famiglie si sono organizzate con insegnanti disposti a rischiare la vita per continuare a istruire le ragazze. Si sono formate classi negli scantinati di Kabul, con porte e finestre sigillate per non dare nell’occhio; invece nelle zone rurali si accetta passivamente il ritorno della ’tradizione’.

Ma le donne non fanno nulla per contrastare tutto questo? Sì, con coraggio cercano di avversare i provvedimenti dei talebani, con il rischio di essere minacciate costantemente, di essere arrestate o decapitate. Sono donne come Zafira Ghafari, prima cittadina di Maidanshar, tra le poche donne afghane ad essere stata nominata sindaco e a cui è stato ammazzato il padre per costringerla alle dimissioni. Ma tantissime altre donne si battono piegate da fame, crisi economica, assenza di diritti e di prospettive. Dozzine di afghane manifestano in piazza a Kabul, ma vengono minacciate e disperse dagli spari dei talebani; altre agiscono online con campagne, messaggi e hashtag. In tanti sottovalutano tale reltà perché non tocca i nostri confini, ma la comunità internazionale potrebbe fare molto esercitando la pressione necessaria affinché alle donne di questo Paese possano essere garantiti i propri diritti.

L. Tittarelli III A

© Riproduzione riservata

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