Zelindo Fedrighetti, primo da sinistra, con altri ospiti della Capanna di Betlemme, Rimini
Zelindo Fedrighetti, primo da sinistra, con altri ospiti della Capanna di Betlemme, Rimini

Rimini, 19 dicembre 2018 - Senzatetto vince scommettendo sulle partite di calcio e decide di investirne la metà per un pranzo a base di tartufi da dividere con altri cinquanta clochard. Zelindo Fedrighetti, 74 anni, da dieci anni fa parte della famiglia della Capanna di Betlemme, una delle grandi realtà solidali messe in piedi dalla Papa Giovanni XXIII, che offre un’abitazione a chi si trova in condizioni di disagio.

Zelindo, quanti soldi ha vinto?

«Non molto, 2.700 euro ma ne ho voluti spendere la metà per fare un bel pranzo con tutti gli altri».

Come se li è procurati?

«Con le scommesse del calcio: erano più partite e le ho azzeccate tutte. C’erano delle squadre italiane e straniere, un po’ le conosco e sono riuscito a vincere. Ma non è facile, il più delle volte si perde».

Quindi ha deciso di investirne una parte in un pranzo con altri della Capanna.

«Ho acquistato un chilo di tartufo, sei chili di tagliolini e gli straccetti di vitello: eravamo in cinquanta, ci voleva un bel po’ di roba».

Però. Non male il tartufo.

«E’ un pranzo da re. Comunque mi hanno fatto un buon prezzo perché sono andato a comperarlo ad Acqualagna. Io sono di Urbino, un tempo commerciavo in tartufi».

Zelindo, come è arrivato alla Capanna di Betlemme?

«Una decina di anni fa ho rinunciato a tutto. Ho deciso che questa era la mia famiglia e sto molto bene con loro».

Ritorniamo al pranzo: dove lo avete fatto?

«Alla Stella Maris, così c’era un bel posto per tutti».

I suoi ospiti hanno gradito?

«Direi proprio di sì, perché non è rimasto niente nei piatti. Sono molto contento di averlo fatto. E’ stato un bel momento di allegria dividere questa vincita con gli altri».

Responsabile della Capanna di Betlemme è Nicolò Capitani, mentre Davide Lovato è il referente per gli appartamenti. Attualmente la struttura composta ospita 29 persone (28 uomini e una donna) che vivono in modo stanziale in diversi appartamenti. Altre sedici persone (dieci uomini e sei donne) vengono accolte dai volontari ogni sera alla stazione. Cenano ed hanno un letto per la notte. Dopo la colazione vengono riportati in stazione e la sera seguente il ciclo si ripete, da decenni, come aveva insegnato don Oreste Benzi.