Rimini, 5 agosto 2020 - Il grande giornalista. Il fine intellettuale. Il politico. Ma anche l’amico fidato di Federico Fellini. Con la morte di Sergio Zavoli, scomparso ieri sera a Roma a 96 anni, Rimini perde uno dei suoi figli prediletti . Nato a Ravenna, cresciuto a Rimini, dove ha frequentato il liceo classico Giulio Cesare (come Fellini), i primi passi nel giornalismo Zavoli li mosse proprio nella sua città.

Nel 1946 con Glauco Cosmi e Renato De Donato fondò la Publiphono , di cui è stato per anni la voce. Il rapporto con Rimini non si è mai spezzato, anche quando Zavoli approdò alla Rai. Nel 1972 gli fu conferita la cittadinanza onoraria. Zavoli ha firmato come opinionista per varie riviste e anche per il nostro giornale. 

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Memorabile nel 1993 il suo discorso alla città durante la cerimonia funebre per Fellini , di cui è stato amico e confidente. Tanti gli eventi e le iniziative a Rimini a cui Zavoli ha partecipato, con affetto sincero per la città e i suoi concittadini. Un affetto ricambiato. Nel 2013 la grande festa per i suoi 90 anni , insieme a Ettore Scola e Walter Veltroni. E in quell’occasione Zavoli era tornato a parlare dell’amico Federico: "A volte diceva di sentirsi persino in colpa per quanto di Rimini aveva distribuito nei suoi film. Era il tentativo di riconnettersi con qualcosa che ti ha nutrito. Quando ci trovavamo a cena, non c’era sera in cui non mi chiedeva cosa si dicesse a Rimini di lui.

Gli spiegavo che è nel carattere dei riminesi non essere accondiscendenti con chi non dimostra lo stesso interesse". Grande il cordoglio della comunità riminese per la morte di Zavoli. Andrea Gnassi ha fatto subito le condoglianze alla figlia del senatore, a ricordarlo in queste ore anche il presidente della Provincia Riziero Santi , il presidente del consiglio regionale Emma Petitti e tanti altri. Dopo la camera ardente allestita domani in Senato, Zavoli tornerà a Rimini per il suo ultimo viaggio: sarà tumulato nel cimitero monumentale della città.

Zavoli scriveva che a Rimini un giorno sarebbe tornato "...per stare, perché bisogna morire a casa, sentendo i rumori della tua strada, sapendo che da quella finestra entra odore di mare, contando le ore sui suoni e le luci che sono trascorse intorno a te dall'infanzia, quasi udendo le voci che stagnano nel bar, essendo vivo fino alla fine, insomma sino a quando non senti che queste cose ti lasciano amichevolmente morire". Lo ricorda il sindaco di Rimini Andrea Gnassi. Il grande giornalista "lo aveva scritto tanti anni fa. E lo ha fatto. Ci ha chiesto di potere riposare per sempre accanto all'amico Federico. Per proseguire insieme il viaggio. Per ridere, scherzare. Per raccontare. Per dare suono comprensibile all'anima, anzi alle anime dei grandi e degli umili, dei potenti e degli indifesi, di chi aspetta solo che gli si dia voce uscendo per un giorno dall'anonimato. Tutti trattati allo stesso modo, con rigore e allo stesso tempo facendo prevalere la curiosità per l'essere umano e i suoi misteri, la sua impronta allo stesso unica e esemplare. Ma, prima di tutto, ascoltando".

I funerali religiosi si svolgeranno venerdì 7 luglio alle 10 nella chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma.  Poi, secondo la sua volontà, proseguirà per Rimini dove verrà tumulato.  A Rimini verrà aperta la Camera ardente al Teatro Galli. Sarà possibile porgergli l'ultimo saluto venerdì pomeriggio dalle 17 alle 19 e sabato mattina dalle 10 alle 12.

La figlia Valentina: "Sia ricordato come un galantuomo"

"Vorrei che fosse ricordato per quello che ha fatto, che ha tentato di fare: ha cercato di dare risposte a domande che tutti ci poniamo, di farci capire un po' meglio la realtà. E vorrei che fosse ricordato come il galantuomo qual era". Con queste parole la figlia Valentina ha ricordato papà Sergio.

Negli ultimi tempi, ha aggiunto Valentina Zavoli, "aveva un profondo rammarico per l'imbarbarimento di alcuni costumi che aveva notato durante la sua ultima legislatura in Senato: questo lo aveva intristito, perché ha sempre considerato le istituzioni democratiche come baluardo contro l'inciviltà e ha cercato nella sua carriera politica di rendere migliore questo Paese con la sua professionalità". Tuttavia "era anche molto fiducioso e aveva una gran voglia di tornare a Rimini, dove sono le sue radici", ha concluso.

 

Bonaccini: "Una delle espressioni più alte della nostra terra"

“Ci lascia un grande giornalista, un maestro della televisione, uno straordinario narratore e osservatore del proprio tempo, che fu anche uomo delle Istituzioni. Una figura di straordinario spessore, umanità, intelligenza e cultura, che ha messo la propria vita a disposizione del servizio pubblico”. Così il presidente della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ricorda Zavoli.

“Zavoli era nato a Ravenna - aggiunge Bonaccini -, cresciuto a Rimini, di cui era cittadino onorario, aveva radici forti e un solido legame con questa terra, di cui resterà una delle espressioni più alte. Alla nostra Regione, lo voglio ricordare, ha fatto un dono grandissimo. Dal 2004 al 2017 ha presieduto la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati: strumento di sostegno vero, sia morale che economico, per chi ha subito e sofferto reati particolarmente efferati. E anche in questo ruolo ha messo tutto sé stesso, e il suo forte senso della giustizia e della verità. Ai familiari - aggiunge il presidente - va l’affettuoso pensiero e il commosso abbraccio dell’intera comunità regionale”.