"Spariti 42 milioni dal fondo ammortizzatori sociali"

La Csdl accusa i vari governi che in 12 anni li hanno prelevati per finanziare il settore socio-sanitario

"Spariti 42 milioni dal fondo ammortizzatori sociali"

"Spariti 42 milioni dal fondo ammortizzatori sociali"

"Dei circa 68 milioni presenti nel 2011 nella Cassa di compensazione, ne sono rimasti solo 13: sono stati prelevati indebitamente per finanziare il settore socio-sanitario, compito che spetta esclusivamente alla fiscalità generale". Il quadro della situazione dei diversi fondi lo ha tracciato il segretario della Csdl, Enzo Merlini nell’ultima puntata di ‘Csdl Informa’. "Va precisato – ha esordito Merlini – che il fondo ammortizzatori sociali, che eroga la cassa integrazione, mobilità e disoccupazione, lo pagano le imprese e i lavoratori, con un 0,50%. Anche il datore di lavoro pubblico contribuisce per alcuni dipendenti, che sono i lavoratori dell’Aasp, i precari e quelli con il contratto privatistico". Il fondo assegni familiari e il fondo per malattie e maternità lo pagano solo i datori di lavoro. "Gli attivi o i passivi di questi tre fondi vanno tutti a confluire o ad attingere nella cassa di compensazione, che a fine 2011 disponeva della ragguardevole cifra di circa 68 milioni di euro. Al 31 dicembre 2022 ne erano rimasti solo 13. È lecito chiedersi come sia stato possibile ridurre così drasticamente le disponibilità di una cassa così florida fino al 2008, epoca in cui quelle risorse venivano solo accantonate, a parte qualche parentesi di crisi più o meno significative". Dal 2012 al 2020 "i vari governi che si sono avvicendati – dicono dal sindacato – hanno pensato bene, con le leggi di bilancio, di prelevare dalla cassa di compensazione la bellezza di quasi 42 milioni di euro per finanziare il settore socio-sanitario. In questo modo, sono state stanziate meno risorse da parte del bilancio dello Stato, come invece sarebbe doveroso fare. Sono quindi state prelevate indebitamente, trattandosi di somme che sono esclusivamente dei lavoratori e delle imprese, finalizzate a finanziare gli ammortizzatori e gli altri interventi sociali, e non certo la sanità, che deve essere interamente a carico della fiscalità generale. Senza questo prelievo di 42 milioni, disporremmo di un fondo di 55 milioni, che ci consentirebbe di avere un respiro molto più ampio nell’affrontare un periodo che si prospetta problematico dal punto di vista occupazionale". Al contempo, "si potrebbe attingere da queste risorse per finanziare gli interventi per favorire la natalità, che è stata una delle nostre rivendicazioni dello sciopero generale dello scorso dicembre".