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27 apr 2022

Statale, agricoltori in rivolta: "Non possiamo entrare nei nostri campi"

I lavori tra Rimini e Riccione coinvolgono diversi terreni: "Ci vengono liquidati per pochi euro, valore degli espropri inadeguato"

A sinistra Guido Cardelli Masini Palazzi, presidente di Coldiretti Rimini
A sinistra Guido Cardelli Masini Palazzi, presidente di Coldiretti Rimini
A sinistra Guido Cardelli Masini Palazzi, presidente di Coldiretti Rimini

Terreni agricoli liquidati per "pochi euro" e campi dove i trattori "non possono nemmeno entrare" anche se lì non ci sono ruspe al lavoro per fare svincoli e rotonde. Accade per i lavori che società Autostrade sta svolgendo tra Rimini e Riccione per migliorare la viabilità della ss16. Si tratta delle rotonde tanto attese dagli automobilisti agli incroci con la consolare per Ravenna e con la via Coriano. Ma anche della bretella che si sta realizzando a Riccione nella zona davanti ad Aquafan. In queste zone, denuncia Coldiretti, "diventa sempre più allarmante la situazione espropri perpetrata dalla società Autostrade, relativa ai terreni agricoli della provincia riminese". Interventi connessi "alle opere compensative dall’allargamento della terza corsia dell’A14, iniziate nel 2009 e protrattesi fino a tutto il 2017. Durante questi anni, il necessario sacrificio di decine di nostri agricoltori associati a fronte dell’importanza dei lavori autostradali ha privato i proprietari delle aree contigue di singoli appezzamenti, oppure anche di interi terreni". Il passato ormai è tale, mentre nel presente a Coldiretti i conti non tornano. "Oggi con i lavori legati al nuovo programma di opere stradali che prevede ulteriori espropri ed occupazioni di aree anche già interessate precedentemente nei comuni di Rimini, Riccione e Misano Adriatico, assistiamo da una parte alla totale ‘scomposizione’ di interi poderi agricoli (tra l’altro aree nella grande maggioranza di casi non più a ridosso del vincolo autostradale e quindi prive di qualsiasi vincolo urbanistico) e dall’altra addirittura un decremento di indennizzo di circa il 45% rispetto alle indennità riconosciute in occasione dell’esproprio della terza corsia fino agli anni 2017". Per gli agricoltori non si tratta di semplice terra incolta, ma di valore aziendale che viene meno. Per di più se in passato gli espropri garantivano un certo valore a metro quadrato, oggi quel numero è stato quasi dimezzato. E non è finita qui visto che disegnare una nuova arteria stradale in grandi lotti coltivati significa frazionare i poderi e rendere più complicato e oneroso coltivarli. In un paio di casi, a Rimini e a Riccione, c’è anche stato chi si è visto vietare l’accesso al proprio terreno, circa un ettaro anche se quelle superficie non servono al cantiere. "I proprietari che si vedono privare di terreno produttivo e strategico – spiega Guido Cardelli Masini Palazzi, presidente di Coldiretti Rimini – non si spiegano il motivo di un tale deprezzamento rispetto al passato, tenuto conto del fatto che le loro terre, molte delle quali già danneggiate dai primi espropri, vanno a depauperarsi ancora di più, a causa dei frazionamenti previsti oggi".

L’associazione degli agricoltori parla di "innumerevoli le segnalazioni agli incaricati di Autostrade", per gli indennizzi "non congrui", ed anche per porzioni di terreno vietate ai trattori. "Gli imprenditori agricoli e coltivatori diretti lavorano e producono reddito e addirittura si pretende di non voler neppure adeguatamente indennizzarli".

Andrea Oliva

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