Stupro di Rimini, il branco aveva già colpito
Stupro di Rimini, il branco aveva già colpito

Rimini, 1 settembre 2017 - Sono quattro e spietati. Giovani, dai 20 ai 30 anni, uno di pelle nera, altri due dalla carnagione olivastra e uno più chiaro, molto probabilmente magrebini. Ma le dichiarazioni rese agli inquirenti dal giovane polacco hanno fornito altri dettagli. «Tra di loro non parlavano in arabo, per i miei studi un po’ lo conosco e sono certo, non era arabo», ha dichiarato. La trans ha, invece, precisato: «Parlavano italiano corretto» Di certo non sembrano sbandati, stranieri che vivono ai margini. E il turista, vittima dell’aggressione ha aggiunto un altro dato: «Quello più scuro, quello con la canottiera era il capo. Era lui che comandava».

Un particolare evidenziato anche dalla trans. L’uomo di colore è il leader, il più carismatico. Anche il modus operandi dei quattro fa pensare ad un gruppo ben organizzato e con una tecnica collaudata e non improvvisata sul momento, come una rapina degenerata in violenza sessuale.

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I due giovani polacchi, che quella maledetta erano in spiaggia, all’altezza del bagno 130, si sono trovati di fronte, all’improvviso, un uomo, scuro di pelle. «Where are you from?», «Da dove venite?», è stata la prima domanda per cercare un contatto ‘amichevole’. Poi un attimo dopo, la richiesta: «Datemi i soldi e i cellulari». Neanche il tempo di consegnare il denaro e un orologio, che altri tre sono usciti dall’oscurità e si sono gettati sulle vittime. Il ragazzo è stato immeditamente pestato a sangue e immobilizzato.

Poi le belve si sono accanite sulla ragazza per una lunghissima ora, violentandola a turno per più riprese. Non si sono fermati neanche quando la ragazza sembrava svenuta. L’hanno portata in mare e hanno tirato acqua in faccia per farla riprendere. Avevano un unico scopo: stuprarla ancora. E così hanno fatto. Poi l’altra violenza sulla trans.