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Stupro di Rimini, gli interrogatori del branco: "Butungu ha detto di essere un assassino"

Il racconto del minorenne nigeriano che faceva parte del branco

Ultimo aggiornamento il 5 ottobre 2017 alle 09:09
Guerlin Butungu con gli agenti

Rimini, 5 ottobre 2017 - «So, perché me lo ha detto lui, che nel suo Paese, il Congo, Guerlin aveva ucciso tante persone e per quel motivo era andato via». A raccontarlo è il minorenne nigeriano, nel corso della sua confessione agli investigatori della Squadra mobile. Un interrogatorio dove, a differenza degli altri tre complici che continuano a giocare allo scaricabarile, il ragazzino non ha mai cercato di tirarsi fuori dall’orrore che hanno consumato la notte del 26 agosto, ammettendo che tutti hanno fatto tutto. E gli stessi inquirenti sono convinti che il suo racconto sia quello che più si avvicini alla completa verità.

Un retroscena inquietante, quello che ha raccontato il giovane, il quale ha creduto a quello che Butungu gli aveva detto in confidenza, e cioè che la sua fuga dal Congo era perchè aveva ammazzato delle persone. Una cicostanza che in quel paese devastato dalla guerra, nessuno ha potuto verificare. Con Guerlin, ha sostenuto il nigeriano, era già uscito altre volte prima di quella sera «e l’avevo visto commettere furti con destrezza, però senza mai aggredire le persone». Ma quella notte le cose sono andate diversamente, e secondo la versione del nigeriano che gli investigatori considerano il più attendibile, le cose sono andate diversamente. Nessun dubbio sul fatto che a dare il via alla scorribanda feroce sia stato il congolese. Lui, dice il ragazzino, ha dato l’ordine appena hanno incrociato i due turisti polacchi: «Dai raga, prendete lui, io faccio con lei».

Le foto dell'arresto di Butungu

«A quel punto gli altri tre si sono buttati sopra i due ragazzi, e io sono arrivato da loro subito dopo. «Guerlin ha detto a noi tre minorenni di tenere il ragazzo, mentre lui ‘faceva’ con la tipa. Guerlin ha detto che se non lo tenevamo fermo ci ammazzava». Il nigeriano racconta anche di come inizialmente il congolese non riuscisse a violentare la ragazza a causa della sabbia. «A un certo punto abbiamo portato la ragazza vicino al mare, Guerlin si è lavato mentre gli altri due tenevano ferma la polacca. A quel punto ha cominciato a violentarla per parecchio tempo». Racconta nei dettagli anche l’aggressione alla transessuale peruviana, e anche qui conferma che l’hanno stuprata tutti a turno. Una cosa che l’ha colpito è che «lei non ha mai urlato». «Guerlin le ha anche detto che l’avrebbe pagata, ma lei non ha accettato».

Il ragazzino però quella notte si sente subito la coscienza sporca. «Io ho parlato con i due fratelli, dicendo che abbiamo fatto un gran casino e abbiamo detto che se questa cosa fosse andata bene non saremmo più andati alle feste. Non abbiamo pensato ad andare a costituirci però. Io da quel giorno ho iniziato a pregare».

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