Le fasi concitate dell’arresto dei tre minorenni stupratori che insieme al ‘capo’,  il congolese, Guerlin Butungu, alla fine dell’agosto scorso hanno seminato  il terrore in riviera, pestando a sangue un giovane e stuprando due donne.
Le fasi concitate dell’arresto dei tre minorenni stupratori che insieme al ‘capo’, il congolese, Guerlin Butungu, alla fine dell’agosto scorso hanno seminato il terrore in riviera, pestando a sangue un giovane e stuprando due donne.

Rimini, 24 maggio 2018 - Nemmeno l’Appello fa sconti ai tre minorenni autori dei feroci stupri di Miramare. In primo grado, i due fratelli marocchini e l’amico nigeriano, tutti residenti nel Pesarese, a Vellefoglia, erano stati condannati a 9 anni e 8 mesi di reclusione. Pena confermata per intero ieri mattina, alla presenza dei tre giovani imputati che pare non abbiano fatto una piega. «Ce l’aspettavamo – commenta l’avvocato Marco Defendini che li rappresenta insieme al collega Alessandro Gazzea – e i ragazzi erano preparati. Prima di fare qualsiasi mossa, aspetteremo di leggere le motivazioni». Dopo la sentenza, il terzetto è stato di nuovo separato: il senegalese è stato riportato nel carcere di Roma, i due fratelli marocchini, uno a Torino e l’altro a Firenze.

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Nessuno dimenticherà mai la notte del 25 agosto del 2017, quando un branco di stupratori seminò la paura in riviera. Due donne violentate e un giovane massacrato di botte. Una bestialità senza precedenti che scatenò una caccia serrata in due regioni. Testimone chiave, la seconda vittima, una peruviana che riuscì non solo a dare un identikit dei quattro violentatori, ma anche particolari fondamentali alle indagini. A chiudere il cerchio furono le immagini delle telecamere della zona, e fu soprattutto grazie a quelle immagini che ci fu la svolta.

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Quando i giornali pubblicarono quelle foto, due fratelli marocchini, di 15 e 17 anni, si presentarono ai carabinieri della Stazione di Vallefoglia. «Siamo quelli di Rimini che stanno sul giornale» confessarono ai militari, ormai sicuri che per loro sarebbe stata solo una questione di tempo. Il terzo minorenne, un nigeriano residente a Pesaro, venne preso poco nei pressi della stazione.

Da lupi si trasformarono ben presto in agnelli, puntando il dito su quello che descrissero come il capo carismatico del gruppo, Guerlin Butungo, un congolese di 20, che aveva chiesto asilo politico ed erano andato a vivere a Cagli. Era stato lui, raccontarono a incitare allo stupro, ma molto più furbo dei suoi scagnozzi, sentendo il fiato sul collo lui aveva fatto le valigie in fretta e furia e preso un treno diretto alla frontiera. La Squadra mobile di Rimini lo scovò sul treno, quando ormai si credeva al sicuro. Addosso aveva ancora l’orologio che aveva strappato al ragazzo polacco che avevano quasi ammazzato, prima di stuprare l’amica.

Butungu era stato condannato a 16 anni di carcere, poi era toccato ai ragazzini: 9 anni e otto mesi. Forse speravano nell’Appello o forse no. Certo ieri giudici dei minori non hanno avuto esitazioni nel confermare loro la condanna.