Troppo vicina alla chiesa: "La sala slot va chiusa"

Il Tar non fa sconti all’attività nei pressi della parrocchia dei Salesiani

Troppo vicina alla chiesa: "La sala slot va chiusa"

Troppo vicina alla chiesa: "La sala slot va chiusa"

Fine dei giochi. Dovranno riaprire altrove due sale di giochi e slot di Rimini, ritenute troppo vicine a luoghi ’sensibili’. Così hanno deciso i giudici del Tar, respingendo i ricorsi presentati dalla società Romagna giochi contro il Comune di Rimini e la Questura. Una delle due sale è in viale Regina Elena, vicino alla parrocchia dei Salesiani in piazza Marvelli. L’altra è a Miramare in viale Principe di Piemonte, ed è a poca distanza dalla scuola per l’infanzia ’Don Masi’. Entrambe non rispettano quella distanza minima di 500 metri da scuole, chiese, impianti sportivi, case di riposo e altri luoghi di aggregazione e per questo ritenuti sensibili. Distanza imposta dalla legge regionale e poi recepita e applicata dal Comune di Rimini, con la ’mappatura’ delle aree vietate a sale slot.

Il contenzioso andava avanti da tempo. E a inizio anno (tra gennaio e marzo) il Tar aveva accolto i ricorsi cautelari presentati da Romagna Giochi contro i provvedimenti del Comune, autorizzando le sale ad andare avanti con l’attività fino a quando i giudici non sarebbero entrati nel merito della vicenda. L’udienza si è tenuta l’11 ottobre, e pochi giorni fa è arrivata la sentenza. Il Tribunale amministrativo regionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi con cui Romagna giochi chiedeva di annullare gli atti del Comune di Rimini e della Questura. Ricorsi che erano stati notificati anche alla parrocchia dei Salesiani e alla scuola elementare ’Griffa’ (per quanto riguarda la sala slot di viale Regina Elena) e alla scuola per l’infanzia ’Don Masi’ (per la sala in viale Principe di Piemonte). Nella sentenza i giudici evidenziano il carattere vincolante dei provvedimenti del Comune e della Questura, ai sensi della normativa vigente. Tra l’altro Romagna giochi si è limitata, una volta appresi gli effetti della mappatura, a "chiedere la proroga del termine di chiusura" delle sale, "al fine di poterle delocalizzare". Ma la società, dalla perizia effettuata nell’aprile 2020, era arrivata alla conclusione che fosse "quasi impossibile procedere a delocalizzare le attività di sala giochi e scommesse". I legali di Romagna giochi sono pronti a dare ancora battaglia, presentando appello al Consiglio di Stato, ma la sentenza emessa del Tar è da subito esecutiva. Legittimi i provvedimenti del Comune e della Questura, che ha revocato le licenze. La società è stata condannata a pagare 3mila euro di spese legali al Comune di Rimini e al ministero dell’Interno.