Una donna di 50 anni è morta per una tardiva diagnosi di tumore al seno
Una donna di 50 anni è morta per una tardiva diagnosi di tumore al seno

Rimini, 11 novembre 2019 - Morire per un tumore al seno a 50 anni, nonostante aver chiesto al medico specialista di compiere ulteriori accertamenti, tenuto conto della presenza di una specifica familiarità. Se n’è andata così una donna di 50 anni che si era’ rivolta a uno specialista che riceve a Rimini per un controllo al seno. Una visita di routine per le donna over 45, ma soprattutto indispensabile, per lei, riminese di 50 anni che proprio per un tumore alla mammella aveva perso la madre quando aveva la sua stessa età. Ma il medico, al quale si era rivolta, ha quasi certamente sottovalutato quel nodulo che era emerso in mammografia e la riminese è morta pochi mesi dopo.

Tumore al seno, la diagnosi che l’ha portata alla morte. E la famiglia della riminese, tramite l’avvocato Roberto Giannini, lunedì scorso ha presentato in Procura un dettagliato esposto, corredato anche dalla perizia medica compiuta dal professor Vincenzo Canzonieri, responsabile di Anatomia patologica ad indirizzo oncologico del Centro Oncologico di Aviano. Stando alle prime indiscrezioni, la perizia parlerebbe chiaro: «Se fosse stato diagnosticato prima il tumore, la donna si sarebbe potuta salvare». E ora la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo per responsabilità medica con lo specialista già iscritto nel registro degli indagati.

«Vogliamo giustizia – si limita a dire la famiglia della donna scomparsa tramite il legale, Roberto Giannini –vogliamo sapere se esiste una responsabilità medica e, se questa verrà accertata, che chi ha sbagliato paghi davvero. Nessuno potrà mai restituire una madre a una bambina di dieci anni». La tragedia è iniziata nel giugno del 2018 quando la donna, che allora lavorava in un centro estetico di San Marino, si rivolge a un centro medico di Rimini per sottoporsi a una visita specialista. Chiede di poter fare un controllo al seno, specificando bene di aver perso, proprio per un carcinoma mammario la madre.

Le viene fissato un appuntamento con uno specialista di Bologna. La donna racconta anche al medico quello che era accaduto alla mamma: dopo un’ecografia, che evidenzia la presenza di un nodulo, il medico decide di inviare la paziente a fare una mammografia. L’esame viene effettuato in un’altra struttura ed anche qui emerge un nodulo. Lo stesso radiologo consiglia di effettuare un esame istologico. La donna, con il referto in mano, torna dallo specialista di Bologna che non segue l’indicazione del radiologo.

«Non è niente, è una semplice cisti benigna», si sente dire la donna. La paziente non è convinta e nel mese di ottobre torna nuovamente dal solito specialista per chiedergli un accertamento. Il medico si rifiuta, per lui è solo una cisti. Ma le condizioni della donna improvvisamente peggiorano e l’estetista si ripresenta ai primi di dicembre dell’anno passato dal professore bolognese che si limita a prescriverle antibiotici. Il quadro clinico precipita e la donna a fine dicembre si presenta in Senologia a Rimini dove, dopo gli accertamenti, le viene diagnosticato un tumore maligno ad alto grado di aggressività e la presenza di meta stasi diffuse ad altri organi, fra i quali il cervello.

Viene immediatamente ricoverata, ma il 21 gennaio il cuore della donna cessa di battere. Il tumore l’ha divorata nello spazio di pochissime settimane. Il marito e la figlia di dieci anni cadono nella disperazione più totale e si rivolgono all’avvocato Giannini. La perizia compiuta poi dal professor Canzonieri parla di «un ritardo diagnostico che ha gravemente compromesso le chances di guarigione della donna». E adesso è stata depositata in Procura la querela per omicidio colposo per responsabilità medica.