Domenico Samorani, chirurgo del seno (foto Bove)
Domenico Samorani, chirurgo del seno (foto Bove)

Rimini, 3 settembre 2016 - Un tumore al seno che, dopo l’intevento, avrebbe potuto guarire, a patto che venisse effettuata la chemioterapia. La donna, 34 anni, madre di due bambini di otto e dieci anni, ha rifiutato: è morta ieri mattina. Aveva scelto di curarsi tenendo conto delle teorie del dottor Hamer e cercava di contrastare il tumore con impacchi di ricotta e decotti di ortica.

La famiglia è divisa tra rabbia e dolore per aver tentato invano di convincerla, attende di darle oggi l’ultimo saluto nella chiesa di Sant’Ermete, poi deciderà che cosa fare, come agire, perché ci sarebbe una persona che la consigliava su come applicare le teorie del dottore tedesco e sconfiggere con metodi naturali e primitivi il male. Il chirurgo che l’ha operata, Domenico Samorani, responsabile della Chirurgia del seno dell’ospedale di Santarcangelo è furente.

Dottore quando l’ha conosciuta?

«Ha subito un intervento al seno quattro anni fa. Era un tipo di tumore guaribile nel 93-95 per cento a cinque anni dall’operazione, ma a patto che facesse la chemioterapia».

E non l’ha fatta?

«No. Fin da subito mi ha detto che non si sarebbe sottoposta a chemio».

Lei cosa ha replicato?

«Le ho detto senza mezzi termini che così sarebbe morta».

Non c’è stata reazione a queste sue parole?

«Ha affermato che non voleva morire di chemio e avrebbe fatto altre cure».

Sa di quali si trattava?

«So che seguiva la teoria di Hamer e che faceva impacchi ricotta con decotti di ortiche. Poi mi hanno detto che una persona, quella che con ogni evidenza la consigliava su queste pericolose scelte, è venuta anche qui in reparto».

L’ha vista?

«No. Me l’hanno solo riferito: se lo avessi visto lo avrei mandato via a calci. Il dramma è che sono sempre più le persone che scelgono di abbandonare le terapie tradizionali e affidarsi a strani personaggi».

Quindi non è la prima volta che le capita un caso del genere?

«Purtroppo no. Negli ultimi tre anni sono state almeno una decina le donne che hanno rifiutato radio e chemio: sono tutte morte».

Le hanno dato una spiegazione sul perché fanno queste scelte, nonostante i pericoli che corrono?

«Sono convinte di essere nel giusto e che la medicina tradizionale è un veleno. E guardi che molte di queste persone sono laureate».

Che cosa si può fare?

«E’ quello che chiedo. Se sto rispondendo alle sue domande è per lanciare un allarme che non è solo locale, ma è nazionale. Cosa possiamo fare noi chirurghi, Ordini dei medici, Aziende sanitarie, noi come persone per fermare questa follia?».