Framcesca Gengotti con la figlia
Framcesca Gengotti con la figlia

Rimini, 26 gennaio 2018 - Nel corpo porta ancora 8 dei 9 pallini che la colpirono in quel maledetto sabato di trent’anni fa. Poteva morire quel giorno, Francesca Gengotti, sotto i colpi della banda della Uno Bianca. E invece Francesca, uno dei feriti (insieme alla madre) nell’assalto alla Coop delle Celle in cui morì la guardia giurata Giampiero Picello, la prima vittima dei fratelli Savi, dopo essere stata anche in coma riuscì miracolosamente a sopravvivere.

Francesca Gengotti con la figlia e un’immagine della tragedia al supermercato delle CelleE martedì 30 gennaio, trentesimo anniversario dell’agguato alla Coop, la riminese avrà ben altro da festeggiare: il compleanno di sua figlia. E per la prima volta Francesca ha accettato di parlare «di questo segno del destino. Perché quel giorno potevo fare la fine di Picello, e invece mi sono salvata. E mia figlia ha ‘deciso’ di nascere proprio il 30 gennaio di sei anni fa».

Ha mai raccontato a sua figlia cosa le è accaduto nel giorno in cui compie gli anni?
«Sì, le ho detto che la sua mamma quel giorno poteva morire per colpa di uomini cattivi».

Quando ripensa al 30 gennaio 1988, qual è la prima scena che le viene in mente?
«Avevo soltanto nove anni, ma ricordo tutto come se fosse ieri. Stavo entrando con i miei genitori e mia sorella al supermercato quando abbiamo sentito all’improvviso un rumore, come di un petardo: la banda aveva appena aperto il fuoco... Mio padre ha urlato tutti giù, ma i proiettili hanno colpito me e mia madre. Lui è rimasto illeso grazie al giaccone, e a proteggere mia sorella».

Lei invece ha rischiato di non farcela.
«E’ vero, e mi sento una miracolata ancora oggi. Ricordo che subito dopo la sparatoria perdevo sangue a vista d’occhio, così le cassiere mi tamponavano le ferite con la carta assorbente in attesa delle ambulanze. Col passare del tempo ho cercato di rimuovere i ricordi, forse anche per questo non sono mai andata alle cerimonie per le vittime dell’Uno Bianca. Ma è impossibile dimenticare, e poi ci sono sempre i proiettili conficcati nel mio corpo a ricordarmi cosa ho passato quel giorno».

Le capita mai di andare al supermercato Coop delle Celle?
«No, mai. Se posso evito anche di passarci davanti. E non vado mai a fare la spesa di sabato pomeriggio».

Cosa ha provato quando sua figlia è nata proprio quel giorno?
«E’ stato mio padre, dopo il parto, a dirmi: ti ricordi che oggi è il 30 gennaio? Mi sono emozionata, e ho pensato che in qualche modo fosse un segno del destino: perché nel giorno in cui potevo morire è nata mia figlia. E’ stata come una rinascita per me».

Ci sono state numerose polemiche contro i permessi concessi ai fratelli Savi. Lei cosa ne pensa?
«Mi auguro solo che non escano mai dal carcere. Non devono avere sconti, ma pagare fino in fondo per quello che hanno fatto».