Rimini, 15 marzo 2021  In Italia c’è chi farebbe carte false per essere vaccinato, e non ci riesce. In Russia invece "basta presentarsi in uno dei centri vaccinali e mettersi in fila". E ti vaccinano anche se non sei russo. Lo sa bene Alessandro Ravaglioli, ingegnere riminese, ex capogruppo di Forza Italia ora passato alla Lega, da molti anni legato alla Russia per motivi di lavoro e anche sentimentali. La moglie è russa (hanno una bambina di 3 anni), per anni Ravaglioli ha avuto anche la residenza in Russia e tuttora continua a recarsi spesso da quelle parti, per lavoro. Giovedì è tornato a Mosca, per questioni professionali, e ne ha approfittato per sottoporsi al vaccino Sputnik. "Mi sono vaccinato ieri mattina, ed è andato tutto bene. Zero reazioni", racconta Ravaglioli al telefono da Mosca.

Come è riuscito a farsi vaccinare?
"In Russia la situazione è molto diversa dall’Italia. Chi non la vede con i suoi occhi non ci crederà, ma qui (in Russia) la pandemia non fa più paura. Per questo ci sono tante dosi di vaccino disponibili. Anche chi non è russo può avere il vaccino: basta recarsi in una clinica privata e pagare".

Quanto ha pagato per la prima dose?
"Una cifra pari a 26 euro. Ho colto l’occasione, quando ho saputo che c’era questa possibilità. Tra l’altro al mio arrivo in clinica non c’era praticamente fila, e in pochi minuti mi hanno somministrato la dose. Tanti altri stranieri che vivono a Mosca hanno fatto come me".

Tanti italiani, a questo punto, avranno la tentazione di salire sul primo aereo diretto a Mosca per farsi vaccinare.
"L’accesso in Russia è ancora limitato. Possono entrare nel territorio russo solo gli italiani con il permesso di soggiorno o con familiari russi di primo grado".

Leggendo le notizie e i dati sullo Sputnik, la sensazione è che il vaccino sia usato più all’estero che in Russia.
"E’ così, ma ci sono vari motivi. E il principale, credo, è che qui il peggio sembra essere passato e gran parte della popolazione non sente l’urgenza di vaccinarsi. In Russia sono aperti locali, bar, ristoranti, negozi, discoteche, teatri, da febbraio anche gli stadi (pur con alcune limitazioni sulla capienza). Durante il lockdown soltanto a Mosca erano stati allestiti 12 ospedali per l’emergenza sanitaria. Oggi quegli ospedali non lavorano più".

Quindi sono pochi i russi che si vaccinano, pur avendone la possibilità, perché non temono più il virus?
"Questa è l’impressione. Nonostante il vaccino sia stato creato direttamente dalla sanità pubblica russa e sia disponibile in tante sedi. Hanno aperto un centro vaccinale perfino al Gum, il più famoso centro commerciale di Mosca, nella Piazza Rossa".