Una discoteca
Una discoteca

Rimini, 15 settembre 2016 - Non sarà solo lo stupratore a dover fare i conti con la giustizia, ma anche le cinque amiche, tutte minorenni, della vittima che invece di aiutarla hanno filmato la violenza avvenuta nei bagni della discoteca, indifferenti al fatto che la 17enne era quasi incosciente e completamente in balia dell’aggressore. Proprio in queste ore la Procura sta decidendo infatti se iscriverle nel registro degli indagati, anche se il reato non è ancora stato configurato con precisione: con l’invasione del web, anche per i magistrati si è aperto un nuovo orizzonte giuridicamente tutto da esplorare. La ragazzina, che vive nella zona di Santarcangelo, è ancora molto spaventata e viene seguita da uno psicologo. L’esperienza vissuta è stata devastante, oltre la violenza quel video girato su WhatsApp le ha tolto ogni dignità. L’albanese, di 22 anni, è invece indagato per violenza sessuale aggravata.

La Procura ha alzato sulla vicenda un muro di silenzio. Nonostante i fatti siano avvenuti a fine marzo, e denunciati meno di un mese dopo, le indagini sono ancora in corso. Sono troppi gli aspetti da verificare, soprattutto in un caso come questo, dove la vittima non solo è una minorenne, ma non ricorda assolutamente nulla di quello che le hanno fatto. L’ha scoperto nel peggiore dei modi: una conoscente l’ha avvertita che le avevano girato su WhatsApp il filmato che la ritraeva in balia del violentatore. E’ stato allora che disperata si è rivolta ai genitori che sono corsi subito dai carabinieri. Ma lei di quella sera in discoteca non ha memoria. Soltanto qualche flash, ma niente che possa aiutare gli investigatori. Tranne naturalmente quel filmato terrificante, in cui si vede il ragazzo addosso a lei completamente abbandonata, come se fosse priva di sensi. Sembre che la giovane avesse bevuto molto, o più probabilmente l’hanno fatta bere. Ma non si esclude nemmeno che in quel bicchiere che le hanno passato ci abbiano infilato anche qualcos’altro. Non è la prima volta che una bibita viene corretta con quella che viene sinistramente chiamata ‘la droga dello stupro’.

La ripresa finita su WhatsApp è stata fatta dalle amiche che si sono arrampicate nella toilette di fianco. Impossibile che non abbiano avuto la percezione che lei stesse subendo una violenza, era evidente che non era in grado di difendersi, nemmeno di gridare tanto era imbambolata. Ma invece di correre in suo aiuto, hanno pensato soltanto a filmare e a sghignazzare in sottofondo. L’unica loro preoccupazione, era quella di immortale quello che hanno vissuto solo come un ‘evento’, come fossero completamente scollate dalla realtà e stessero muovendosi in un mondo virtuale. Una sindrome legata a quanto sembra alla dipendenza dal web che tra giovani e giovanissimi si sta allargando come un’epidemia.

L'unico obiettivo ora è proteggere la vittima, rappresentata dagli avvocati Carlotta Angelini e Piergiorgio Tiraferri. "I nostri clienti non si aspettavano questo clamore – dicono i legali – la ragazza è molto spaventata e la sua vita non è più quella di prima. I genitori sono preoccupati e amareggiati, chiedono rispetto per la loro situazione e hanno fiducia nella giustizia. Aspettiamo che le indagini facciano il loro corso e che si arrivi presto a una svolta, la situazione è estremamente delicata".