Rimini, 5 settembre 2018 - Ha minacciato di uccidere la figlia perchè vuole vivere all’occidentale. Ma dopo l’ennesimo pestaggio, la ragazza ha trovato il coraggio di ribellarsi al padre-padrone e ha chiamato la Polizia. L’uomo, un tunisino, di 50 anni, è stato denunciato, mentre lei, 20, è ora ospite della struttura ‘Rompi il silenzio’, e soprattutto lontana da quel padre musulmano che voleva farla vivere in una gabbia.

I FATTI risalgono alla fine di agosto, quando una giovane disperata chiama il 113. E’ spaventata a morte, il padre la sta picchiando e minaccia di piantarle un coltello nella pancia. Quando gli agenti delle Volanti arrivano sul posto, la situazione è al limite. Il tunisino è fuori di sè dalla rabbia, continua a inveire contro la figlia, minacciandola delle peggio cose. Nemmeno la presenza dei poliziotti riesce a calmarlo, non gliene importanta niente: vuole soltanto mettere le mani addosso alla ragazza. Gli agenti sono costretti a tenerlo con la forza, e a quel punto la figlia comprende che si trova a un punto di non ritorno: deve scegliere cosa fare della sua vita. Raccoglie quindi tutto il coraggio che ha e denuncia sua padre. E naturalmente il passo successivo e immediato è quello di lasciare la famiglia. Come i poliziotti, la ragazza sa bene che non può continuare a vivere sotto lo stesso tetto del padre che ha già minacciato di ucciderla. Gli agenti contattano subito l’associazione ‘Rompi il silenzio’ che trova un rifugio alla giovane tunisina. Una casa dove stare, un luogo sicuro e soprattutto sconosciuto al padre.

LE INDAGINI passano quindi alla Squadra Mobile ed è agli investigatori che la 20enne racconta come è cambiata la sua vita da quando è diventata una adolescente. Il padre è un musulmano rigoroso e aveva cominciato a starle addosso come un falco. Lei, nata e vissuta a Rimini, voleva fare la vita che facevano tutte le sue compagne di scuola. Uscire con gli amici, andare al cinema e a ballare. Gli scontri con il genitore inflessibile nel vietarle una vita all’occidentale, erano diventati sempre più violenti. La controllava in ogni suo passo anche quando andava in palestra, vietandole categoricamente di frequentare persone di sesso maschile. In caso contrario, l’aveva avvertita, sarebbe morta. Ogni volta che sgarrava, protestava o solo tornava a casa un po’ in ritardo, erano schiaffi e pugni. Minacciava continuamente di ammazzarla, ed era arrivato a tirare fuori un coltello e puntarglielo contro: «Te lo infilezerò nella pancia». La sua esistenza era diventata un inferno, e anche quella delle sue amiche. Convinto che queste la portassero sulla strada della perdizione, il tunisino era arrivato a minacciare anche loro, intimando di stare lontano da sua figlia. Un terrore che negli ultimi tempi aveva incluso anche la sorella minorenne che stava crescendo.

QUELLA sera la furia del padre si era scatenata di nuovo, e lei non solo aveva avuto paura per la sua vita, ma aveva capito che non poteva più accettare di consumare un’esistenza chiusa al mondo che la circondava. Di qui la decisione di denunciarlo e spiccare il volo da sola. La ragazza ora continua a studiare e ha anche trovato un lavoro. L’uomo invece è stato denunciato per minacce, ma a breve potrebbe scattare anche il reato di maltrattamenti.