Rimini, 2 settembre 2018 - Felicità è… tuffarsi nelle acque di Nelson Mandela bay. E poi salire sulla bicicletta personalizzata per tentare l’impresa, e chiudere con la corsa «più veloce della mia vita». La moda lo esalta ancora, ma per Yuri Scarpellini, il riminese fondatore del celebre marchio Happiness (insieme al figlio Michael) non c’è niente che gli dia più adrenalina del triahtlon.

E oggi corona un sogno: Scarpellini è tra gli atleti di ferro che partecipano all’Ironman 70.3 in Sudafrica, il campionato mondiale di triathlon che prevede 1,9 km a nuoto, 90 in bici e 21 di corsa a piedi. «Per partecipare al mondiale ho dovuto affrontare diverse gare, per centrare la qualificazione. Non mi è stato regalato nulla, me la sono dovuta sudare – racconta Scarpellini – Parto con l’obiettivo di chiudere la gara in cinque ore, anche se so che la concorrenza è di alto livello. Ma io arrivo al mondiale dopo essermi qualificato come il primo tra gli italiani nella mia categoria, quella dai 55 ai 59 anni».

il fondatore di Happiness durante un allenamento

Una passione nata alcuni anni fa, quella per triathlon, «anche se ho sempre fatto sport nella mia vita – ricorda Scarpellini – dalla boxe al surf fino al nuoto. Poi ho scoperto il triathlon, e non c’è stato niente da fare: è diventata la mia droga. In fondo sapevo già nuotare bene, come tanti cresciuti a Rimini… La bici mi è sempre piaciuta. Mi mancava la corsa: ho provato anche quella e non mi sono più fermato». Così, dopo «una vita intensa e trasgressiva», il vulcanico fondatore di Happiness è diventato uno sportivo vero. «Mi alzo spesso alle 5 del mattino per iniziare gli allenamenti, a volte ne faccio due al giorno e durante la giornata faccio tanti stretching. A volte, senza rendermene conto, mi ritrovo ad allungare i muscoli anche durante una riunione di lavoro».

Tanti sacrifici, una dieta ferrea («Mi segue un nutrizionista») e «niente doping. Il messaggio che porto è quello della pratica sportiva sana. Forse anche per questo tanti ragazzi mi seguono». Scarpellini può contare poi sui consigli di Peter Sagan, il tre volte campione del mondo di ciclismo su strada («Sono il suo direttore artistico, ma Peter ormai è un amico») e di Alex Zanardi, che ha partecipato al leggendario mondiale Ironman di Kona, nelle isole Hawaii, dove gli atleti gareggiano su distanze più lunghe. «Con Zanardi è nata una bella collaborazione: abbiamo cominciato la produzione dei cappellini con la scritta Dai dai dai, il ricavato sosterrà il suo progetto Obiettivo 3 (per avviare e sostenere i disabili allo sport). Dai dai dai è anche il mio motto. Chi fa triathlon lo sa: vietato mollare».