Rimini, 28 settembre 2018 - «Zanza era un ragazzo d’oro. Quando qualcuno muore si spendono sempre parole d’elogio. Ma quelle che voglio dire per Maurizio sono fuori da ogni retorica. Era una persona generosa, mite e gentile».
Si commuove e versa qualche lacrima Walter Lanzetti, l’imprenditore che aprì negli anni Settanta il Blow Up, la discoteca destinata a diventare la porta d’ingresso a Rimini delle bionde scandinave, e non solo.

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Come ha conosciuto Zanza?
«Lui lavorava in un bar a Lagomaggio, credo avesse sui 17 anni, faceva il cameriere e stava per partire per il servizio militare».
Che cosa l’ha colpita?
«L’ho notato perché sapeva parlare svedese, una rarità nei primissimi anni Settanta. E ci sapeva fare con la gente, era molto sorridente, una bella persona». 
A quel punto?
«Gli ho offerto di venire a lavorare nella mia discoteca. Era il 1972. E per quasi vent’anni Zanza è stato quello che è stato: una persona buona, solare, positiva».

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Partiamo dai primi tempi: che ruolo ricopriva al Blow Up?
«Noi avevamo tre o quattro ragazzi che andavano in giro a distribuire i volantini della discoteca. Lui anche in questo era particolarmente bravo».
In che senso?
«Lei ha mai distribuito volantini?»
Veramente no.
«Ecco, appunto. La gente è diffidente. Di solito li evita, o se li prende li butta subito. Lui era molto gentile, educato, riusciva a interessare le persone. Che alla sera poi venivano nel locale. Ma Zanza non disdegnava i lavori umili: da ultimo arrivato lavava anche i vetri e gli specchi». 
Poi ha fatto carriera.
«Faceva il buttadentro e anche il direttore artistico. Ruolo che per un’estate ha ricoperto da noi Renato Zero, non ancora famoso».
Le clienti erano soprattutto straniere.
«Il Blow Up era la disco d’elezione degli scandinavi. Se volevi vedere belle ragazze, dovevi venire da noi. E loro quando dovevano partire si strappavano i capelli dal dispiacere». 

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Ogni sera un assalto?
«Per fortuna alla cassa c’era mia moglie, Dolores Gaglione, detta Lolly, che si faceva rispettare. C’erano gruppi di ragazzi che pretendevano di entrare gratis». 
Tanti i voli su Rimini...
«C’erano voli tutti i giorni. E noi lavoravamo con diverse agenzie, a partire dal Club 33, che non accettava turisti con più di 33 anni. Pensi che un’estate i miei ragazzi hanno inciso un disco, che in Svezia è stato 2° in classifica. E dopo Zanza, molti hanno iniziato a parlare svedese».
Era gratificato dalla fama che si era conquistato? Gli inviati, le interviste...
«Questa cosa di essere famoso lo infastidiva. Non lo faceva per la fama, nè per le classifiche dei cucadores che si usavano allora. Voleva far felici le donne. Zanza era un romantico».