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Rimini, "multa ingiusta". L’hotel fa ricorso

Aveva rifiutato il soggiorno a una turista non vedente con il cane

Ultimo aggiornamento il 1 giugno 2018 alle 08:37
L’albergatore Mauro D’Amico il giorno della protesta (Foto Migliorini)

Rimini, 1 giugno 2018 - "Non mi fermo, è una questione di principio, è una multa ingiusta". Tramite il suo legale, l’avvocato Sergio De Sio, ha deciso di andare avanti: ha impugnato davanti al giudice di pace la sanzione da 833 euro che gli era stata inflitta dalla Prefettura. Lui è Mauro D’Amico, l’albergatore che due estati fa aveva rifiutato di ospitare in hotel, a St Gregory Park di San Giuliano, una turista pugliese cieca e accompagnata dal cane guida.

D’Amico aveva subito sostenuto che nel suo albergo non erano ammessi animali, a tutela delle persone allergiche. La vicenda era diventata un autentico caso nazionale: davanti all’hotel ‘incriminato’ si era tenuta una manifestazione di protesta dell’associazione ‘Blindsight Project’. L’episodio era stato anche denunciato dall’Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti (Uic), che avevano ricordato come la legge stabilisca che ‘il cieco con il cane guida può entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico'.

Erano arrivate anche le telecamere di ‘Striscia la notizia’ con tanto di mago Casanova in prima linea, ma l’albergatore era stato irremovibile: niente cani nel suo hotel, neanche quelli guida per gli ipovedenti. "Noi preferiamo garantire un soggiorno pet-free a chi ha paura, oppure ha allergie e non vuole animali in vacanza", si era difeso l’albergatore che ha sempre esposto il cartello 'niente animali'.

Adesso nella battaglia davanti al giudice di pace di Rimini anche FederAsma, una onlus con sede a Roma, che raggruppa gli asmatici allergici italiani è scesa al fianco dell’albergatore. Il suo legale, l’avvocato De Sio, ha sollevato un’eccezione di costituzionalità. Secondo la difesa dell’albergatore del St Gregory Park va tutelato prima di tutto il diritto di tutti i cittadini alla salute, compresi coloro che soffrono di allergie dovute al pelo dagli animali; inoltre c’è da considerare la tutela della libertà di impresa per cui non sarebbe stato giusto esporre l’albergatore al rischio di esposti di risarcimento danni da parte di altri clienti, quanti cioè avevano scelto quell’hotel perché sicuri di non trovare animali. A fine mese il giudice di pace emetterà il suo verdetto.

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