Rimini, 9 luglio 2018 - Il pubblico ministero, Luca Bertuzzi, ‘riapre’ il processo Carim presentando Appello contro la sentenza di assoluzione che aveva calato il sipario sulla maxi inchiesta. Sul banco degli imputati c’erano 19 persone. I reati più pesanti erano a carico dell’ex presidente dell’Istituto di credito, Giuliano Ioni, dell’ex direttore generale, Alberto Martini, e dell’allora vice direttore, Claudio Grossi. I tre erano accusati di associazione a delinquere, finalizzata a false comunicazioni sociali e illecita restituzione di conferimenti.

Secondo l’accusa, sottolineata nel ricorso alla Corte d’Appello, erano colpevoli di «una concessione di linee di credito rilasciate da Carim a favore di soggetti e gruppi societari da tempo insolventi, omettendo di evidenziare nei bilanci dell’Istituto di credito le perdite già maturate, avvallando stime e valutazioni palesemente non corrispondenti alla reale situazione del credito». Ma quello che si annunciava come un processo al calor bianco tra accusa e difesa, era crollato sotto il peso dei periti, i quali avevano concluso che non c’era reato, perchè la soglia di punibilità non era stata superata. Il 20 febbraio scorso, il Tribunale aveva chiuso con un’assoluzione per tutti gli imputati. Dall’altra parte della barricata, il silenzio attonito dei piccoli azionisti che avevano annunciato subito la guerra in sede civile.

Nel corposo ricorso in Appello, il sostituto Luca Bertuzzi, punta il dito sul «duplice errore» in cui secondo lui sarebbero invece incorsi i giudici riminesi. «La Banca Carim – scrive tra l’altro il pubblico ministero – ha reso pubblica un’informativa sintetica del bilancio intermedio, senza fornire, in relazione alla valutazione dei crediti di per sè falsa, informazioni sugli ‘eventi rilevanti successivi alla data di chiusura del periodo intermedio che non erano stati riflessi nel bilancio del periodo intermedio. In particolare, non si è fatto alcun cenno agli avvenuti rilievi formulati dalla Banca d’Italia che hanno individuato svalutazione dei crediti per 88 milioni di euro, dei quali solo 27 sono stati riflessi nel bilancio del periodo intermedio». Bertuzzi quindi rifà i ‘conti’, arrivando a una conclusione diversa da quella del Tribunale. La ‘patata bollente’ passa ora ai giudici bolognesi.