MARIO GRADARA
Economia

Protesta dei pescatori a Rimini: non fermate la pesca a strascico

Le marinerie contro il piano dell’Unione europea. "Le limitazioni ci metterebbero in ginocchio"

Pesca a strascico: le marinerie protestano contro il piano Ue

Pesca a strascico: le marinerie protestano contro il piano Ue

Rimini, 24 giugno 2023 – Le marinerie del Belpaese dicono ‘no’ al piano dell’Unione europea per la limitazione della pesca a strascico e l’aumento delle aree protette, che entro il 2030 ridurrebbe ulteriormente le zone di pesca. A Rimini ieri mattina il presidio principale in regione: sul porto è andata in scena la protesta – la seconda dopo quella del 6 maggio – di pescatori, rappresentanti di categoria e, per la prima volta, tutte le sigle sindacali del settore. "Chiediamo che l’Ue non affondi il nostro futuro – attacca Massimo Bellavista, responsabile pesca e acquacoltura Emilia-Romagna Legacoop Agroalimentare –. In regione la flotta della pesca è composta da 585 barche per un valore di produzione di 140 milioni l’anno, più l’indotto. Queste restrizioni, a partire dalla riduzione del 30% delle aree di pesca a strascico, se approvate da Bruxelles, sarebbero un’ulteriore tagliola. E metterebbero a forte rischio 100 pescherecci a strascico della nostra regione, di cui una cinquantina nel Riminese. Ma in ginocchio andrebbe l’intera filiera, comprese le forniture di pesce fresco ai ristoranti e ai privati".

Lo strascico in Italia "rappresenta il 20 per cento della flotta peschereccia – sottolineano Agci Agrital, Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare, Coldiretti Impresapesca, Federpesca, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila Pesca – con 2.088 unità nautiche, 7.000 lavoratori, il 30 per cento degli sbarchi e il 50 per cento dei ricavi complessivi". Un settore che in Europa rappresenta un quarto degli sbarchi totali di prodotti ittici ed il 38 per cento dei ricavi, con oltre 7.000 pescherecci.

“Siamo preoccupati per il pesce nostrano – fa eco il presidente del mercato ittico al coperto di Rimini, Andrea Fabbri, anch’egli al sit-in –, potrebbero sparire dalle tavole sardoni, canocchie, sogliole, triglie e seppie. E diminuendo le quantità, aumenteranno i prezzi, mettendo in difficoltà consumatori e produttori". Lo smantellamento della pesca a strascico causerebbe anche – rilevano le varie sigle del mondo di cooperative, imprese e lavoratori – un aumento delle importazioni da Paesi in cui la pesca non rispetta la nostra legislazione in materia di ambiente, sicurezza e lavoro". "Chiederemo il ritiro, la moratoria o comunque modifiche del Piano – dice Cristian Maretti presidente Legacoop Agroalimentare e Alleanza delle cooperative –. Senza strascico non c’è più pesca".

Lunedì il Piano d’azione, Action Plan, della Ue promosso dal commissario alla Pesca e all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, verrà discusso nel Consiglio dei Ministri europeo. Sinkevicius propone la chiusura di 87 zone di pesca e il divieto di utilizzo delle reti a strascico. Nonché la restrizione delle aree di pesca con tagli fino al 30 per cento rispetto a quelle attuali, che già erano state ridotte del 30 per cento in questi anni dalla Regione Emilia Romagna su disposizione della stessa Ue.