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Scm fonderia Rimini chiude. Centoventi esuberi

Il colosso è leader nella produzione di macchine per il legno: sindacati sulle barricate

di MANUEL SPADAZZI
Ultimo aggiornamento il 30 agosto 2018 alle 16:50
Uno sciopero degli operai Scm

Rimini, 30 agosto 2018 - Rientro amaro dalle ferie per i dipendenti di Scm. L’industria riminese, un colosso da 3.800 dipendenti nel mondo e 700 milioni di euro di fatturato, leader nella produzione delle macchine per la lavorazione di legno, vetro, metallo e materiali avanzati – ha collaborato con l’Alma Mater alla creazione di Onda solare di Emilia 4, l’auto solare che un mese fa ha vinto l’American Solar Challenge in Idaho – ha deciso di chiudere le fonderie di Rimini e ridimensionare lo stabilimento di Verucchio.

A rischio ci sono 120 dipendenti: 110 a Rimini, l’altra decina a Verucchio. L’azienda ha comunicato il piano esuberi ai sindacati in queste ore, e Bruno Papignani, segretario regionale di Fiom-Cgil, ha lanciato l’allarme: «Ho ricevuto dalla direzione di Scm una telefonata che non avrei voluto ricevere sulle forti perdite delle fonderie. L’azienda dice di volersi impegnare a trovare una soluzione condivisa, agendo prevalentemente sull’uscita volontaria. Trattandosi di 120 esuberi, mi riesce difficile immaginare un punto di incontro».

Papignani ricorda come Scm «sia uscita da una crisi durata molti anni. Oggi vi è una ripresa e nel gruppo le cose vanno bene anche in termini di occupazionali. Sapevamo e avevamo discusso, anche nell’ultimo contratto integrativo firmato l’anno scorso, le criticità delle fonderie e la necessita di investimenti». Per Papignani nulla faceva presagire l’esito annunciato ora. L’obiettivo dichiarato dei sindacati è arrivare a un’intesa che «non preveda alcun licenziamento». Il tavolo delle trattative si aprirà lunedì prossimo. Non è ancora chiaro come Scm intenda muoversi. «Prima dell’incontro del 3 settembre, per rispetto ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali, non intendiamo commentare», fanno sapere dall’azienda.

Ma stavolta il destino delle fonderie, più volte a rischio in questi anni per i loro impianti obsoleti e la scarsa redditività, pare segnato. Per i lavoratori in passato l’azienda aveva già fatto ricorso a cassa integrazione e solidarietà. Non è da escludere che alcuni dipendenti vengano riqualificati e passati ad altri settori (nella provincia di Rimini sono 1.800 i lavoratori del gruppo), per altri potrebbero scattare invece prepensionamenti e incentivi per l’uscita volontaria. Si vedrà. Eppure i conti di Scm Group sono più che positivi: il 2017 si è chiuso con un fatturato di 700 milioni, in forte crescita. Nonostante la ripresa, non si è riusciti a tirar fuori dalle secche della crisi l’attività delle fonderie.

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