Rimini, 6 marzo 2018 - Vota una, prendi due. Elena Raffaelli, 39 anni, mamma e bagnina. Ha vinto stracciando il Pd e scavalcando l’ondata grillina. Prima donna, per di più leghista, spedita a Roma dal centrodestra riminese. Poi c’è Renata Tosi, la mentore, l’«origine di tutto», anche definita - sempre dalla Raffaelli – il «pilastro». Un caso atipico di sorellanza in salsa nero-verde. A sentirla parlare, l’assessora-deputata, hai come la sensazione di aver già ascoltato quel caro vecchio refrain: la «famiglia», la «squadra», «noi la gente comune», fin’anche l’odore di piadine e lasagne. Insomma, il repertorio della Tosi. E il celodurismo opportunamente messo in freezer e congelato. Risultato: 10 punti avanti a Sergio Pizzolante, tre di scarto sulla Sarti.

Se l’aspettava signora Raffaelli?

«Ci credevo. Avevo capito che c’era terreno fertile, che l’elettorato aveva bisogno di trovare una casa».

Una casa?

«Sì, il centrodestra. E una persona che lo rappresentasse».

Ma non crede che più delle persone in queste elezioni hanno tirato i simboli?

«Eh no... l’uninominale si gioca sulle persone, questo ha fatto la differenza. Tanti hanno sbarrato la scheda sul nome Elena Raffaelli. Hanno premiato il modello Riccione, un laboratorio che ormai fa scuola. Il mio modo di fare l’assessore nella giunta Tosi, il lavoro di squadra, essere parte di una grande famiglia».

Decida: Tosi o Salvini?

«Sono cresciuta all’ombra di Renata, da lei ho tratto l’ispirazione, dieci anni di impegno comune. Cinque a fare la gavetta in consiglio comunale, poi in maggioranza e infine l’ingresso in giunta».

Si sente una miracolata?

«Non direi. Mi sono messa in gioco, passava il treno e l’ho preso. Sono una mamma, una bagnina, una persona normale. Ho colto lo scollamento tra la gente e la politica...».

D’accordo. L’accusano di essere razzista. Che risponde?

«Chi lo dice non mi conosce».

Inviterebbe un immigrato a pranzo a casa sua?

«Non so... cosa si intende per immigrato?».

Un profugo, ad esempio.

«Da giovane ho vissuto molte esperienze forti, alla Capanna di Betlemme, accanto a persone in difficoltà. Sono mondi che conosco».

I bagnini l’hanno votata?

«Ho potuto cantare sul sostegno dei colleghi, che hanno colto la mia determinazione a risolvere problemi che vivo sulla mia pelle».

Azzardiamo: il centrodestra mette insieme un governo. Cosa ne facciamo della Bolkestein?

«Trent’anni di periodo transitorio e tutela dei concessionari uscenti».

Chi entrerà nella giunta di Riccione al suo posto?

«Elena Raffaelli». (Ride)

Non scherzi: c’è gente che fa la fila da mesi.

«Dovranno rassegnarsi. Resterò a fare l’assessore. Ho iniziato un lavoro e non voglio lasciarlo a metà».

Roma-Riccione-Roma: faticoso, non crede?

«Si può fare, con il giusto aiuto e il lavoro di squadra».

Immaginavo. Cambieranno i rapporti di forza nella squadra dopo il sorpasso della Lega a danno degli azzurri?

«La giunta di Riccione non si tocca».

Due figlie piccole, un’azienda e due poltrone. Ma lei chi è, Wonder Woman?

«Sono una persona normalissima che può contare sulla sua famiglia. E’ la mia forza, e a loro dedico questo risultato».

Non è che poi a Roma ci va uno giorno sì e quattro no.

«Non scherziamo. Se mi prendo un impegno lo porto fino in fondo».

Elena Tosi o Renata Raffaelli: due al prezzo di una.

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