Andrea Gnassi, 52 anni, sindaco di Rimini dal 2011
Andrea Gnassi, 52 anni, sindaco di Rimini dal 2011

Rimini, 29 settembre 2021 - Rimini va alle urne per eleggere il suo 11esimo sindaco dal Dopoguerra. Il primo fu Cesare Bianchini (1946-1948), l’ultimo (ancora per poco) è Andrea Gnassi, che ha scavallato, per via della pandemia, i dieci anni di mandato. Rimini ha 150.654 abitanti e un territorio comunale di 135,71 chilometri quadrati: insomma, si sta stretti.

Sei candidati ma un solo mattatore. A Rimini tutto ruota e si consuma intorno a lui, Andrea Gnassi, attore non protagonista della campagna elettorale, l’unico che non ha alcuna possibilità di vincere. Perché Gnassi il sindaco lo fa da dieci anni. Gnassi impera e divide. Basta un dato: la metà dei candidati in corsa per succedergli fino all’altro ieri stava nella sua maggioranza. Gnassi impone al centrosinistra il suo assessore, Jamil Sadegholvaad, ma nello stesso giorno perde per strada la sua vice sindaca, Gloria Lisi. Da braccio destro a nemica giurata, Lisi oggi guida sette liste e spara bordate sull’ex ‘titolare’. Moderata cattolica ha fatto il miracolo di imbarcare i grillini, che a Rimini hanno scelto di non stare con il Pd. Una resa dei conti, che neppure Conte ha potuto evitare.

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A Rimini le elezioni non sono mai state una passeggiata. E non lo saranno neppure questa volta, anche se quelle di domenica rischiano davvero di passare alla storia. Sarà, comunque, una prima volta. Se vince Enzo Ceccarelli, la prima del centrodestra da quando è in vigore l’elezione diretta dei sindaci (1994). Se tocca a Jamil Sadegholvaad, la prima vittoria di un candidato con un cognome straniero in un capoluogo di provincia italiano. Gloria Lisi, invece, sarebbe la prima donna sindaco di Rimini.

Insomma, Rimini di nuovo laboratorio politico e sociale. Come lo è stato per l’alleanza trasversale tra cattolici e sinistra, provincia più azzurra di Romagna ai tempi di Berlusconi, o più di recente con l’onda gialla che portò il Movimento 5 stelle a essere il partito più votato in città. Quattro volte su sei costretta a ricorrere al ballottaggio, dal 1995 ad oggi, Rimini si conferma una realtà contendibile e liquida. Soltanto Andrea Gnassi, nel 2016, stravinse con il 57 per cento al primo turno.

Oggi tutto si gioca sulla sua eredità, affidata a Jamil – tutto la campagna è costruita solo sul nome – madre riminese, padre arrivato ventenne dalla Persia per studiare in Germania. Cattolico e moderato, il candidato del centrosinistra è l’esatto opposto del suo amico e sponsor Gnassi. Pacato il primo, incontenibile l’altro. Tanto che lo hanno accusato di essere una "sbiadita controfigura" del sindaco uscente, ma lui non l’è presa. Gnassi avrebbe ucciso per molto meno.

A tallonare è il candidato del centrodestra, Enzo Ceccarelli, ex sindaco di Bellaria per dieci anni, uscito dal cilindro della Lega dopo settimane di scontri feroci. Il buongiorno a Ceccarelli, l’ha dato il segretario del Pd: "Per venire in municipio ogni mattina prenderà il 4". Bus da e per Bellaria. Insomma, riminese chi? Ceccarelli, però, non ha fatto una piega e da allora batte in lungo e in largo le periferie cittadine a caccia dei delusi da Gnassi.

In corsa per chiudere il sestetto ci sono il candidato dei No vax, Matteo Angelini, e Mario Erbetta di Rinascita Civica, consigliere eletto cinque anni fa in una lista pro Gnassi – sempre lui – passato rumorosamente in minoranza: "Al sindaco piacevano solo gli yesman". Infine, Sergio Valentini di ‘Rimini in Comune-diritti a sinistra’, una spruzzata di rosso antico in una competizione che schiera ‘figli’ e ‘nipotini’ della vecchia Dc, e un socialista come Er betta. Per essere la città di Fellini, il copione elettorale è assolutamente coerente: chiassoso, originale, vagamente surreale.