di Donatella Filippi La cessione è dietro l’angolo, assicurano i ben informati. Tanto che la prossima settimana il Rimini potrebbe non essere più cosa di Giorgio Grassi. Questa volta in silenzio, l’imprenditore di Coriano sembra stia per raggiungere quell’obiettivo che negli ultimi due anni non ha mai tenuto segreto: cedere il Rimini. Ma ancora non c’è nulla di certo e la storia in biancorosso di Grassi, quando si parla di disimpegno dal club di piazzale del Popolo, impone di andarci con i piedi di piombo. Perché appena un anno fa,...

di Donatella Filippi

La cessione è dietro l’angolo, assicurano i ben informati. Tanto che la prossima settimana il Rimini potrebbe non essere più cosa di Giorgio Grassi. Questa volta in silenzio, l’imprenditore di Coriano sembra stia per raggiungere quell’obiettivo che negli ultimi due anni non ha mai tenuto segreto: cedere il Rimini. Ma ancora non c’è nulla di certo e la storia in biancorosso di Grassi, quando si parla di disimpegno dal club di piazzale del Popolo, impone di andarci con i piedi di piombo.

Perché appena un anno fa, è utile ricordarlo, di questi tempi il Rimini sembrava già nelle mani di Nicastro. Operazione poi sfumata che si è portata con sé tutte le conseguenze che i tifosi biancorossi conoscono bene e che la Rimini del pallone sconta ora con la retrocessione d’ufficio in serie D. Quindi, ci si va cauti prima di cantar vittoria. Ma nelle stanze di Coriano questa settimana hanno visto passare più di un acquirente.

A Grassi, ora, il compito di scegliere quello giusto. Da valutare ci sono anche le condizioni alle quali il club sarà ceduto. Da quello che si apprende gli acquirenti non parlano il dialetto romagnolo. Ad aver bussato alle porte del numero uno del club sarebbero diverse cordate. Da Varese a Roma, passando per il sud Italia, anche se andando verso nord si potrebbe percorrere la strada giusta.

La possibilità che il Rimini venga ceduto a breve da Grassi sembra sbarrare definitivamente la strada, almeno per il momento, al progetto messo in piedi qualche settimana fa da Lucio Paesani, e non decollato. Paesani che sui social ribadisce le proprie ragioni.

"Mi sono proposto di aiutare la Rimini calcio dal punto di vista economico – scrive – mettendo a disposizione di Grassi dai 200.000 ai 300.000 euro, dal punto di vista commerciale e strutturale chiedendo a Grassi un impegno triennale per rendere autonoma dal punto di vista del disavanzo la società. Ci siamo impegnati a versare la cifra raccolta per tre anni a patto che per quegli anni ci fossero equilibrio e tranquillità. Cose che sono venute a mancare dopo 20 giorni".

Ma Paesani sembra anche disposto a non mollare e annuncia incontri con altri imprenditori. Tutto questo aspettando quello che tra dieci giorni dirà il Tar del Lazio, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Rimini contro la decisione a tavolino decretata dalla Federcalcio.

Questione non da poco che sarà di un certo peso anche per chi, se una delle diverse trattative dovesse andare a buon fine, prenderà le redini del club di piazzale del Popolo. Il futuro del Rimini è un rebus. Un rebus da risolvere in fretta, prima che si trasformi nella solita telenovela che non piace per niente ai tifosi della maglia a scacchi.