di Donatella Filippi RIMINI Scendono in campo i tifosi. Troppi i dubbi sul nuovo Rimini di Alfredo Rota. E le trattative, più di una, degli ultimi giorni per la cessione del club o quasi, hanno ridato voce anche ai ragazzi della Curva Est. "Abbiamo appreso anche con un certo sollievo la fine dell’era Grassi – scrivono sui social – un presidente con il quale non si è mai trovata una sintonia. Ma non immaginavamo che Grassi avrebbe ceduto il Rimini, a quanto pare, al ‘primo che passa’, come effettivamente aveva detto...

di Donatella Filippi

RIMINI

Scendono in campo i tifosi. Troppi i dubbi sul nuovo Rimini di Alfredo Rota. E le trattative, più di una, degli ultimi giorni per la cessione del club o quasi, hanno ridato voce anche ai ragazzi della Curva Est.

"Abbiamo appreso anche con un certo sollievo la fine dell’era Grassi – scrivono sui social – un presidente con il quale non si è mai trovata una sintonia. Ma non immaginavamo che Grassi avrebbe ceduto il Rimini, a quanto pare, al ‘primo che passa’, come effettivamente aveva detto tempo fa". Parole sin da subito dure nei confronti del nuovo proprietario del Rimini. Alcune domande sono saltate in testa al popolo biancorosso, dopo la conferenza stampa di presentazione della nuova proprietà. Una conferenza che i tifosi definiscono "priva di qualsiasi contenuto o programma, piena di contraddizioni – sottolineano dalla Curva Est – e alla luce dei fatti successivi si è rivelata una specie di televendita. Già ci era parso strano che nel giorno dell’insediamento venisse detto che se arrivava qualcun altro si sarebbe fatto da parte. Il fatto che poi sia stato ribadito due settimane dopo ha lasciato tutti molto perplessi". Non sembra esserci pace in piazzale del Popolo.

"A Rimini ne abbiamo viste tante – dicono – pensavamo di averle viste tutte, ma un presidente che compra la squadra (in un blitz in 48 ore) e sarebbe disposto subito a rivenderla (guadagnandoci, magari) ci mancava. Siamo ormai arrivati ai livelli più bassi della nostra storia". I ragazzi della Curva Est guardano a Palazzo Garampi. "Siamo ancora una volta molto stupiti del silenzio del sindaco e dell’assessore di fronte a questo indegno teatrino – scrivono – di questo ennesimo scempio dei colori biancorossi. Tra una settimana partiamo per il ritiro. Ma il Rimini non esiste. Non si era mai visto neanche nei peggiori fallimenti".

Per i tifosi "chi vuole la proprietà del Rimini ha una responsabilità sociale di fronte alla città e alla tifoseria. Ci facciamo custodi di questa responsabilità e pretendiamo chiarezza, avvertendo che siamo leali e costruttivi con i limpidi che vogliono il bene del Rimini, ma diventiamo cattivi quando i pescecani si avvicinano per trattare il nostro amore come se fosse il loro bottino. Il Rimini si prende per passione non per speculazione".

Parole dure e amare quelle scritte dai tifosi della curva che con il cambio di proprietà speravano di aver voltato pagina. Le telenovele estive, invece, sembrano destinate a riempire le calde estati in riviera. Il tutto condito da una retrocessione d’ufficio ancora più amara che i tifosi del Rimini non sono ancora riusciti a digerire del tutto.