Nonostante il Covid, l’epidemia che ha messo in scacco il Paese da febbraio, l’affluenza alle urne in Polesine sta tenendo. Ieri sera alle 23 in provincia aveva votato il 44,7 per cento degli aventi diritto che sono 200 mila 832. A Villadose, unico Comune al voto anche per le amministrative, era del 51,3 per cento, medaglia d’argento parziale dietro a Villanova del Ghebbo, che al momento guida la classifica con il 52,4 per cento. La più bassa nella piccola Calto, solo il 36 per cento. Nel capoluogo il 45. Ma i seggi riaprono oggi dalle 7 alle 15 quindi la percentuale è destinata a...

Nonostante il Covid, l’epidemia che ha messo in scacco il Paese da febbraio, l’affluenza alle urne in Polesine sta tenendo. Ieri sera alle 23 in provincia aveva votato il 44,7 per cento degli aventi diritto che sono 200 mila 832. A Villadose, unico Comune al voto anche per le amministrative, era del 51,3 per cento, medaglia d’argento parziale dietro a Villanova del Ghebbo, che al momento guida la classifica con il 52,4 per cento. La più bassa nella piccola Calto, solo il 36 per cento. Nel capoluogo il 45. Ma i seggi riaprono oggi dalle 7 alle 15 quindi la percentuale è destinata a salire dappertutto. Nel 2015 per le regionali in provincia di Rovigo aveva votato il 57,5 per cento, nel 2010 il 66,5. Bisognerà però attendere il tardo pomeriggio, forse la sera o addirittura stanotte per sapere chi saranno i 2 eletti polesani al consiglio regionale. Più che per l’esito della corsa alla presidenza della Regione, in provincia di Rovigo c’è grande curiosità per le percentuali dato il non banale meccanismo di riparto che serve applicare per conoscere quali saranno le 2 liste ad ottenere un posto a Palazzo Ferro Fini. Già perché non è automatico che a far scattare i 2 seggi riservati, per legge, al Polesine, siano le due liste che otterranno più consenso su scala provinciale. Le variabili da tenere in considerazione sono molte di più ed anche i risultati nelle altre province possono influenzare l’esito polesano.

Trepidazione dunque per i 74 candidati al consiglio regionale che compaiono nella scheda tra Adige e Po. Anche se, in fin dei conti, a sperarci davvero sono meno di una dozzina, distribuiti in non più di mezza dozzina di liste. Ma dovranno rimanere con il fiato sospeso parecchio, oggi, perché i seggi sono aperti fino alle 15 in punto. Poi i presidenti avvieranno le procedure di scrutinio ma prima c’è da terminare lo spoglio del referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari. Ieri il dato provinciale era del 48%.

È rapido perché basta distinguere tra sì e no. Ma almeno un’ora per seggio ci vorrà. Quindi le operazioni di scrutinio delle ben più complesse schede per il rinnovo di presidente e consiglio regionale inizieranno orientativamente attorno alle 17. C’è la possibilità di optare per il voto disgiunto, cioè un candidato presidente ed una lista facente parte di una coalizione che non lo sostiene. E poi le preferenze, anche due, purché siano di genere diverso. Il tutto da registrare con grande attenzione alla presenza dei rappresentanti di lista, a volte feroci nel rivendicare per i loro candidati le schede contese, quando l’intenzione di voto è difficile da decifrare. Se scattano polemiche seguono rallentamenti. E poi, come se non bastasse, c’è da applicare correttamente il meccanismo di riparto altrimenti escono risultati sballati soprattutto per le province piccole come Rovigo e Belluno, che hanno solamente 2 seggi a testa a differenza delle altre 5 alle quali ne spettano 9 ciascuna.

Tommaso Moretto