Lendinara (Rovigo), 7 giugno 2018 - Le ragioni della morte di Alberto Andreasi sono probabilmente da ricercare tra le savane e le foreste dell’Uganda, paese dell’Africa centro orientale che confina ad est con il Kenya. Ed è proprio all’ospedale di Mombasa, in Kenya, che il cuore del 55 enne originario di Lendinara ha cessato di battere fra il 31 maggio e il primo di giugno. Era stato trasportato lì nel pomeriggio di giovedì scorso da un uomo di colore, non si sa se fosse un amico, un conoscente oppure uno sconosciuto. Pare che «il trasportatore» fosse stato incaricato da un terzo soggetto, italiano, dal quale Andreasi si era rifugiato, ospite, poco tempo prima.

Molto conosciuto a Lendinara, il padre di Andreasi commerciava nel settore primario ma il figlio era noto anche al di fuori del mondo agricolo. Per dieci anni, fino a due anni fa era stato il titolare della concessionaria della Kawasaki in Area Tosi, cioè alle porte di Rovigo. Un appassionato di moto dunque che era stato sposato per poco tempo con una polesana dalla quale era separato da tantissimi anni. I suoi genitori sono deceduti da tempo. In Italia gli era rimasta solamente una sorella più vecchia che abita nel bolognese.

Così Andreasi, il cui cuore batteva per il Continente nero, aveva deciso di trasferirsi in Africa e con una donna del posto, più giovane, con la quale probabilmente aveva una relazione. Aveva pianificato di intraprendere un’attività nella pastorizia e nell’allevamento in Uganda, ma in Kenya conservava la propria base operativa. Ormai erano due o tre anni che faceva spola tra l’Italia e l’Africa centro orientale con l’intenzione di staccarsi definitivamente dal mondo occidentale. In Uganda però ha avuto diverse difficoltà perché le autorità locali, più o meno riconosciute, sembra gli vietassero di svolgere mansioni diverse da quelle di amministratore, in pratica aveva l’obbligo di far lavorare la gente del posto. Così allora si era deciso a fare, ma evidentemente quella concorrenza insolita in un settore particolare come la pastorizia non era stata digerita dai potentati locali. Secondo i racconti frammentari arrivati fino al Polesine dopo il suo trasferimento in Uganda, tra settembre e ottobre dell’anno scorso, gli sarebbero stati sgozzati dei capi di bestiame, capre per la precisione.

C’è anche chi, preoccupato e lontano migliaia di chilometri, gli aveva consigliato di tornare a casa, tra Adige e Po. Ma non c’è stato nulla da fare. Il racconto più inquietante, seppur non confermato da fonti ufficiali, rivela che uno dei suoi dipendenti del posto tempo fa sarebbe stato ammazzato a colpi di machete. Sembra che questa crudeltà abbia mosso ancor di più l’orgoglio di Andreasi piuttosto che la paura e la volontà di scappare a gambe levate. Ma a metà maggio il 55 enne polesano si sarebbe spostato di nuovo tra il Kenya e l’Uganda da un conoscente italiano che l’avrebbe ospitato nel proprio appartamento. Poi si sarebbe sentito male ma resta il mistero sulle cause del decesso. La Farnesina conferma la morte e dichiara di essere in contatto con la famiglia, ovvero con la sorella che vive nel Bolognese.