Gilberto Muraro, presidente della fondazione Cariparo, durante la visita alla mostra
Gilberto Muraro, presidente della fondazione Cariparo, durante la visita alla mostra

Rovigo, 6 novembre 2021 - "Da quel 14 novembre 1951, ogni decennale della grande alluvione è stato ricordato, riproposto, rivisitato. Sono state rievocate circostanze e testimonianze, sono state indagate le cause. Ogni volta con approfondimenti di assoluto rilievo, che hanno consentito di fare sempre più chiarezza nella portata della catastrofe. Questa mostra si propone un obiettivo diverso, se si vuole più ambizioso. Inserire l’evento del ’51 in una cornice storica di ampia portata, che ricostruisca la storia di questa terra e la sua straordinaria capacità di resilienza".

Così Francesco Jori, curatore della mostra ospitata nella sale di palazzo Roncale, racconta quello che può esssere definito lo spirito di ‘70 anni dopo. La grande alluvione’. 14 novembre 1951, 14 novembre 2021. In una sorta di parallelismo tra alluvione e pandemia, tra la ricostruzione dopo il devastante passaggio delle acque che spazzarono via una terra e la sua gente e la tragedia arrivata con un virus, il Covid 19, che ha segnato per sempre in questo caso il mondo. Un progetto che è stato premiato. In questi pochi giorni dal taglio del nastro, annuncia Fondazione Cariparo, si è registrato un trend assolutamente positivo. Numerosi i visitatori con gli occhi alle foto velate dal tempo che sono destinate a restare impresse nella memoria di un popolo.

Dato confermato da bar e ristoranti che soprattutto nel fine settimana hanno registrato uno straordinario numero di turisti tra i tavoli. Una conferma, l’ennesima, del grande motore rappresentato per la città dall’arte ed in senso ampio dalla cultura. Motore a trazione integrale che fa girare l’economia. Dice ancora Francesco Jori: "Non è solo questo il racconto della tragedia.

Certo, c’è la doverosa rievocazione di quell’evento, compiuta attingendo anche a materiali inediti". Ma ciò che la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha chiesto è un’analisi sui 70 anni dopo, sul Polesine di oggi. Dalla ricostruzione alla modernizzazione. E ad uscirne è una case history da manuale. "Parte da sotto zero la ricostruzione di un Polesine devastato dall’alluvione del 1951: basti ricordare un dato. Il tenore medio di vita della popolazione, che all’epoca risulta il più basso dell’intera Italia settentrionale, con un reddito pro capite di 137mila lire", scrive Jori.

Ma a differenza delle precedenti e numerose calamità naturali, la scelta è quella di promuovere il definitivo riscatto della provincia, attraverso una serie di azioni e investimenti. Fin dall’inizio degli anni Sessanta cominciano a sorgere le prime aree industriali, da Rovigo ad Adria a Occhiobello. Si mette mano alle infrastrutture determinanti per lo sviluppo: Transpolesana e Romea, su tutte. Arterie che caratterizzeranno il Polesine, nel bene e nel male. Una rincorsa che si conclude nel 2007, quando per la prima volta nella storia il Pil della provincia supera la media italiana. Una rincorsa dovuta a una serie di settori trainanti che la mostra al Roncale indaga. a partire da dove tutto cominciò Da quei volti in bianco e nero su una barca, nel nulla della pianura. Vite aggrappa te alla corrente.